Enrico Morbelli, maestro di liberalismo che ha fatto "Scuola"

Enrico Morbelli, maestro di liberalismo che ha fatto "Scuola"
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Quella di oggi è una «Biblioteca liberale» molto personale e particolare. Questa estate ho letto, da perfetto autodidatta, una serie di libri sul mito greco. Con qualche deviazione psicoanalitica-mitologica, come l'interessante saggio di James Hillman Un terribile amore per la guerra. La parte più convincente e che mi è rimasta da queste disordinate letture è di come il mito greco non sia altro che un tentativo di normalizzare l'irrazionale. Ma in esso vi è una sapienza antica e forse anche una verità ancestrale. Sono così inciampato in questa favolosa citazione di Mary Arnault: «La forma compiuta del nostro destino è il compito che gli dei ci assegnano e la porzione di gloria che ci consentono». Ho così pensato a quel fulmine a ciel sereno che mi aveva appena sconvolto: la scomparsa del mio amico Enrico Morbelli. Ho pensato che nessuno più di lui meritasse questa rubrica.

Anzi essa è, in forma scritta, la continuazione della sua favolosa invenzione che si chiama Scuola di liberalismo. Nata nel 1988, aveva il compito e ha il compito, di avvicinare la cultura liberale, attraverso lezioni dei suoi migliori esponenti, a giovani ragazzi drogati di libertà e avidi di capire. Ha formato generazioni di giovani e ha spalancato, per chi scrive, l'ingresso nel mondo del metodo liberale. Morbelli è stato un grande giornalista radiofonico, aveva una voce che incantava, uno spirito che stupiva, un rigore piemontese e un garbo da gentiluomo di campagna. Ma la forma compiuta del suo destino, almeno per noi, è stata la Scuola che ha messo in piedi. Gli dèi hanno assegnato ad Enrico la massima «porzione di gloria» che si possa immaginare: l'affetto incondizionato di chi gli è grato per ciò che ha dato senza chiedere mai niente in cambio. Morbelli ci ha insegnato a ragionare, ha regalato a tutti noi la sua inarrestabile capacità organizzativa, senza alcun

fine di lucro e gloria. Antonio Martino, che conobbi proprio grazie alla Scuola, diceva: «Morbelli non chiede, non prega. Ordina». Ovviamente si tratta di un paradosso, di quelli in salsa sicula-cicaghiana. Ogni volta che Enrico si permetteva di chiederti qualcosa, sempre in ambito scolaresco, era come se fosse ovvio che lo ottenesse. Come quando mi telefonò per fare una conversazione pubblica proprio con Martino. Un onore più che una richiesta.

Nessuno più di Morbelli ha meritato

riconoscimenti pubblici e istituzionali o almeno un fiero riconoscimento da parte della borghesia liberale. Che non ha mai davvero avuto. Era talmente serio che non si prendeva sul serio. Un mito, per noi. Lui ci riderebbe.

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