Fra pochi giorni ricorre la Giornata Mondiale dell'Endometriosi, istituita per sensibilizzare l'opinione su una malattia cronica e dolorosa che colpisce più di 3 milioni di donne in Italia. A voler parlare di questa condizione è stata la scrittrice e influencer Giorgia Soleri, che purtroppo soffre di questa patologia.
In un video pubblicato sul proprio account Instagram, Giorgia Soleri riprende alcuni messaggi ricevuti dai suoi follower e senza alcun indugio mostra la propria pancia, così che tutti possano vedere uno degli effetti dell'endometriosi. La scrittrice spiega che, per quanto la malattia colpisca molte donne, la società ne parla ancora molto poco. Non tutti la conoscono, né sono in grado di riconoscerla. La Soleri prende spunto da una domanda posta da una sua follower: "Ma sei incinta? Senza offesa, sia chiaro, ma mi sembri piuttosto ingrassata (sei sempre bellissima)".
"Quella pancia gonfia che vedete ripresa e che ai più rimanda a un immaginario legato alla maternità, per tante di noi si chiama 'endobelly'. Letteralmente 'pancia da endometriosi', il gonfiore addominale è solo uno degli innumerevoli sintomi, spesso invalidanti, di questa malattia subdola", spiega Giorgia Soleri. "Un altro è quello di poter soffrire, secondo le stime nel 40%/50% dei casi di endometriosi, di infertilitá o sub-fertilitá. Questo significa che se io fossi alla ricerca di una gravidanza che non arriva, quella domanda avrebbe potuto spezzarmi. Così come il rapporto con il mio corpo, la cui sfida non è solo quella di imparare a conviverci nonostante il dolore che mi provoca, ma provare ad accettare tutti i cambiamenti a cui la malattia e le conseguenti terapie mi sottopongono su cui io ho un margine di manovra minimo. E farlo con un costante sguardo esterno che mi giudica, ricordarmi che anche da malata, la cosa più sconveniente per una donna è non compiere sforzi sovrumani per risultare il più bella possibile, socialmente parlando", ha aggiunto.
Giorgia Salemi insiste sul fatto che non è l'aspetto fisico la vera cosa importante. Ciò che è importante è parlare del problema. "Non voglio essere bella.
Voglio essere ascoltata, creduta, curata. Voglio essere vista dal sistema sanitario e tutelata dalle istituzioni. Voglio più formazione, azione, sensibilizzazione. Voglio più ricerca, voglio una cura", ha concluso.