La Corte d'Appello di Torino ha confermato la condanna per diffamazione a carico di Naike Rivelli nei confronti di Barbara d’Urso. Con il dispositivo della Terza Sezione Penale, i magistrati hanno ribadito la responsabilità penale dell’opinionista televisiva, già sancita in primo grado dal Tribunale di Alessandria. La vicenda giudiziaria nasce da alcuni video pubblicati nel 2019 sul profilo Instagram di Rivelli, in cui la stessa aveva commentato alcune interviste condotte da Barbara d’Urso nei suoi programmi. Secondo l'accusa, le espressioni utilizzate non si limitavano a una critica professionale, ma alludevano a presunti favoritismi personali dietro il successo lavorativo della conduttrice.
La difesa di Rivelli ha obiettato sul punto, sostenendo che le sue fossero mere critiche al modello televisivo e non offese dirette nei confronti della conduttrice. Secondo l’accusa, invece, Rivelli non si era limitata a contestare lo stile televisivo o i contenuti delle trasmissioni, ma aveva utilizzato espressioni che la d’Urso ha ritenuto gravemente offensive della propria dignità professionale e personale. Nel settembre 2024, il giudice di primo grado aveva condannato Naike Rivelli al pagamento di una multa, riconoscendo la diffamazione per uno dei due episodi contestati.
Nonostante la difesa avesse sostenuto la tesi del diritto di critica e del sarcasmo rivolto al modello televisivo di Barbara d’Urso, i giudici hanno ritenuto che il limite della continenza fosse stato superato. La Corte d’Appello di Torino ha, quindi, confermato la decisione di primo grado e condannato Naike Rivelli per diffamazione, obbligandola al pagamento delle spese processuali d’Appello. Durante le prime fasi del processo ad Alessandria, i legali della conduttrice avevano chiarito che l'obiettivo dell'azione legale della loro assistita non sarebbe stato il guadagno economico, bensì la tutela della sua dignità e il riconoscimento della natura diffamatoria delle affermazioni nei confronti della professionalità della conduttrice.