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"Fui molestata, lo presi a ginocchiate". La confessione di Edwige Fenech

Edwige Fenech torna protagonista al cinema nell'ultima pellicola di Pupi Avati e racconta degli esordi sul set e di quando un potente produttore la molestò

"Fui molestata, lo presi a ginocchiate". La confessione di Edwige Fenech

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Il primo provino fatto per strada a 15 anni, l’arrivo in Italia e il primo film a 19 anni, un figlio a 22 anni. Edwige Fenech è cresciuta in fretta tra l’Africa e l’Europa ed è diventata un'icona del cinema internazionale. Regina della commedia sexy all'italiana, l'attrice ha lasciato il nostro paese nel 2015 e si è rifugiata in Portogallo con la famiglia, ma il desiderio di tornare sul set e in Italia è sempre stato forte e l'occasione giusta è arrivata con una telefonata all'alba. Quella di Pupi Avati.

"Sono uscita di scena al momento giusto e volevo tornare nel modo giusto. In questi anni, ho rifiutato tante proposte. Ma era importante tornare solo se potevo esprimere qualcosa di forte”, ha rivelato al Corriere Edwige Fenech, che è protagonista de "La quattordicesima domenica del tempo ordinario" di Pupi Avati. E come un'attrice agli esordi ammette di avere saltato per tutta la stanza alla fine della telefonata: “Non potevo crederci. Sembravo una ragazzina piuttosto che una signora della mia età".

Dai film erotici alla produzione

"La moglie vergine", "La dottoressa del distretto militare", "Giovannona Coscialunga disonorata con onore" e "Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda" sono solo alcuni dei film erotici che Edwige Fenech ha interpretato nella prima parte della sua carriera. "Avevo bisogno di lavorare e non ero schizzinosa, anche perché in Algeria non esisteva la distinzione tra film di serie A e di serie B", ha detto nell'intervista. Di quegli anni, dove girava anche sette pellicole in dodici mesi, l'attrice non rimpiange nulla, anche se confessa: "Preferivo le docce alle scene d’amore, ma non rinnego niente: alcuni film cosiddetti erotici erano carini, ben fatti, con attori bravissimi".

Il passaggio alla produzione alla fine degli anni '90 le è venuto quasi naturale: ricco di soddisfazioni ma impegnativo. "La carriera da produttrice mi è piaciuta, anche se per le preoccupazioni non dormivo la notte. Non ho avuto le porte che si aprivano da sole, ma ho dovuto spalancarle a testate", ha ammesso la Fenech, che ha portato al successo fiction come "Le madri", "Delitti privati" e "Commesse", sulla quale la Rai non voleva scommettere e invece è stata la sua rivincita personale.

Il #metoo e i corteggiatori

Oggetto del desiderio degli italiani già dagli anni ’80, Edwige Fenech ha vissuto amori profondi, è stata corteggiata da uomini importanti ma ha anche subito le attenzioni morbose di personaggi potenti: "Ai miei tempi il #metoo non c'era. La parola di una ragazza non aveva valore. A me è successo più volte di essere molestata da chi aveva il potere di farmi lavorare e non ho denunciato". Ma lei ha sempre saputo difendersi: "In situazioni pesanti in cui ho corso il rischio di essere violentata, sono riuscita a uscirne indenne: ho un riflesso col ginocchio che è una roba micidiale. Alle attrici di oggi consiglio di mirare col ginocchio dove sappiamo".

A farle dimenticare i momenti brutti sono stato gli amori travolgenti e i corteggiatori, che negli anni hanno provato a conquistarla regalandole auto di lusso e preziosi, quasi sempre rifiutato: "Sono cose di una vita fa... Un armatore greco aspettò a lungo il mio arrivo in porto, che non ci fu mai.

E ho avuto casa riempita di rose antiche, non ci si camminava e il profumo stordiva". I nomi di quei facoltosi spasimanti non si conoscono ("E mai lo dirò"), ma oggi l'attrice sogna ancora l'amore nonostante sia single per scelta da ormai dieci anni.

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