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Le gag, Biscardi, la malattia. Maurizio Mosca, il re del pendolino

Il 3 aprile 2010 se ne andava il giornalista sportivo Maurizio Mosca, l'uomo del pendolino ed eclettico protagonista delle trasmissioni calcistiche degli anni '90 e 2000

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Quattordici anni fa se ne andava Maurizio Mosca, giornalista, opinionista, conduttore ma soprattutto poliedrico protagonista della tv sportiva degli anni '90 e 2000. Il calcio è stato il suo pane quotidiano e quando la ventennale carriera nella redazione della Gazzetta dello sport terminò - per colpa della fantomatica intervista a Zico - Mosca seppe reinventarsi opinionista sportivo, diventando uno dei protagonisti delle trasmissioni calcistiche più seguite: da Calciomania a Guida al campionato, dall'Appello del martedì a Il Processo di Biscardi. Negli studi televisivi Maurizio Mosca era un vero matador tra gag, pronostici, battute e liti, gli albori della cosiddetta tv trash che, però, macinava ascolti.

La lite al Processo nel 1995

Nonostante siano passati quasi trent'anni, in rete circola ancora il video della famosa rissa con Vittorio Sgarbi e Pasquale Squitieri durante una puntata del Processo del lunedì condotto da Aldo Biscardi. Era il 1995 e negli studi di Tele+2 il dibattito si era acceso sugli stipendi milionari dei calciatori. "Signori ricordatevi che i poliziotti guadagnano due milioni al mese e rischiano la vita", tuonò il regista, scatenando Sgarbi: "I poliziotti andrebbero pagati di più, ma è inutile tirare fuori i poliziotti, altrimenti io tiro fuori che Picasso era uno stronzo, Raffaello era una merda e poveri soldati sono degli eroi. Tu fai retorica". Biscardi cercò di placare i suoi ospiti ma in studio partirono fischi e grida e Mosca si inserì nella lite, infiammando gli animi: "I grandi giocatori piacciono a tutti perché è inutile nasconderlo! Con lui abbiamo fatto delle liti al processo". "Ma stai seduto! Stai buono Mosca!", lo stuzzicò Squitieri, insultandolo: "Abbiamo litigato perché tu sei un leghista di merda!". Lo studio esplose e Mosca cercò la complicità di Sgarbi, che rincarò la dose: "Ha detto che gli hai detto regista di merda". Alla fine, tra grida e parolacce, Maurizio Mosca conquistò il centro dello studio e con le telecamere in faccia - come un one man show - chiuse il discorso: "Io ho rispetto per tutti, però giuro che non sono leghista... tantomeno di merda!".

Il pendolino e i pronostici

Maurizio Mosca è stato soprattutto l'uomo del pendolino e dei pronostici. Alla fine degli anni '90 inventò un modo per conquistarsi la scena e il pubblico lo ripagò seguendolo nelle sue folli, e a volte veritiere, previsioni. Il pendolino Mosca lo usò per la prima volta nel 1997 nello studio di Guida al campionato su Italia Uno, dove era ospite fisso. Si dice che il giornalista avesse trovato una serie di portachiavi a pendolino delle squadre di calcio in un bar vicino agli studi Mediaset e decise di usarne uno in diretta nella striscia domenicale condotta da Sandro Piccinini per fare un pronostico sul derby Milan - Inter. Da quel momento quello con il pendolino divenne un appuntamento fisso. Le sue previsioni calcistiche, inizialmente mirate e spesso azzeccate, divennero con il tempo uno modo per fare spettacolo e i clamorosi pronostici venivano regolarmente mancati. Ma lo spettacolo era assicurato.

La malattia e la morte prima dei 70 anni

Il 2 maggio 2006, quando ancora era protagonista in televisione, il giornalista ebbe un malore e fu ricoverato d'urgenza all'ospedale San Paolo di Milano. A causa di un'emorragia interna delle alte vie digestive, le sue condizioni furono ritenute gravi sin da subito e Mosca rimase ricoverato diversi giorni, subendo due interventi chirurgici. Uscito dall'ospedale Maurizio Mosca fu colpito da alcuni problemi epatici dovuti al tumore al fegato, del quale però il giornalista non volle mai parlare pubblicamente. Mosca visse gli ultimi anni della sua vita combattendo in silenzio contro la malattia e continuando a mostrarsi, seppur meno frequentemente, in tv davanti al suo pubblico in Guida al Campionato nella stagione 2009. Persino due giorni prima di morire, il 3 aprile 2010, affidò alla redazione di Sport Mediaset un ultimo articolo su Mourinho e Balotelli. L'ultimo guizzo del giornalista, spentosi alla soglia dei 70 anni (che avrebbe compiuto il 24 giugno 2010), o come amava dire lui di "una persona che ha cercato di spargere allegria tra la gente".

Una frase che Mosca ha voluto come epitaffio sulla sua tomba.

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