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Divinizzati da Sanremo, ma i Maneskin mandano l’Italia a quel paese

Dalle pagine di un quotidiano inglese, Victoria dei Maneskin ha criticato l'Italia con sprezzo. Nel frattempo gli Usa stroncano la band

Osannati e divinizzati da Sanremo, ma i Maneskin mandano l’Italia a quel paese

I Maneskin a Sanremo. Ancora. Per il terzo anno consecutivo, Amadeus ha deciso di invitare sul palco del teatro Ariston la band romana. Un bel regalo da parte della Rai ai Maneskin, in promozione con il nuovo album, stroncato da molta stampa americana. La luna di miele oltreoceano del gruppo capitanato da Damiano David, infatti, sembra essere già finita e mentre l'Italia continua a incensare i ragazzetti che prima di guadagnare i milioni suonavano in via del Corso, in America la prestigiosa rivista The Atlantic ha stroncato il nuovo album con un editoriale dal titolo "Questa è la rock band che dovrebbe salvare il Rock and Roll?", firmato da Spencer Kornhaber.

Ma al di là delle critiche americane, secondo le quali i Maneskin sarebbero imitazioni di band del passato, che fanno una musica "mediocre" e le cui esibizioni sono "flosce" oltre che un "timido tentativo di scioccare e provocare fastidio", la loro onnipresenza inizia a essere vissuta come un qualcosa di troppo. Tralasciando anche le critiche mosse ai Maneskin da Uto Ughi, che ha stroncato in modo tranchant la musica della band, quanto scritto da The Atlantic è opinione comune tra quanti si sono stancati di vedere come, qualunque iniziativa di questa band, venga irrimediabilmente esaltata su una quantità abnorme di media, tra tv e giornali, per non parlare poi del web.

Il matrimonio farsa celebrato a Roma è stato trattato da alcuni media come l'evento dell'anno ma solo una voce fuori dal coro si è chiesta come sia stato possibile fornire al gruppo la scorta di polizia locale in moto, quando nella Capitale non si riesce spesso ad avere una pattuglia nemmeno per un incidente, perché il corpo è sotto organico. E in mancanza di agenti da dispiegare in città per la tutela della sicurezza, il Campidoglio è riuscito a trovarne un gruppo per dare una scorta serale al giretto in Cadillac dei Maneskin al Colosseo. Sono anche queste cose a rendere i Maneskin poco simpatici alla gente comune, che si sente considerata di serie B davanti a situazioni come questa.

Però i Maneskin sono fighi, quindi è tutto ok e nessuno dice nulla. E viene percepita come una stonatura anche l'affermazione di Amadeus, secondo il quale "Sanremo è fortemente legato a loro" e "Sanremo ha una marcia in più quando ci sono i Maneskin". Dire che un evento nazionalpopolare che premia la musica italiana e che esiste da 73 anni sia "fortemente legato" a una band esplosa 3 anni fa, che canta prevalentemente in inglese, appare quanto meno una forzatura. Certo, Amadeus sembra sia oltremodo orgoglioso del fatto che il gruppo abbia preso lo slancio nell'anno in cui ha partecipato e vinto un suo Festival. Ma dire che lo stesso ha una marcia in più quando ci sono loro va quasi a sminuire tutti gli altri, compresi dei certi tizi, che si chiamano Black Eyed Peas e che saranno sul palco il giorno prima, o altri signori che rispondono al nome di Al Bano, Gianni Morandi e Massimo Ranieri, che hanno letteralmente scritto la storia del festival di Sanremo e della musica italiana.

Sono tutti piccoli elementi che non contribuiscono all'operazione simpatia dei Maneskin tra le persone comuni, quel nazionalpopolare che ha fatto l'Italia. E, sicuramente, nemmeno la strafottenza, probabilmente dettata anche dalla giovane età, della chitarrista del gruppo non è d'aiuto. Perché criticare l'Italia, il Paese che ti porta in palmo di mano e che ti ha dato i natali, dalle pagine di un giornale inglese, poco prima di salire sul più importante palco italiano, è scorretto. Senza se e senza ma. "L'Italia è un Paese molto conservatore e sono intimiditi dal fatto che qualcuno possa truccarsi o indossare tacchi alti o apparire seminudo o non essere etero. Ma fanculo loro", ha detto Victoria. L'Italia ringrazia.

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