Oscar Garavani non è il pronipote di Valentino Garavani. A dirlo, nero su bianco, è la famiglia dello stilista, che affida al Corriere della Sera una presa di posizione ufficiale destinata a chiudere una storia che da anni accompagna, ai margini, il nome del Maestro. Una vicenda fatta di dichiarazioni pubbliche, interviste mai smentite, promesse di prove e di una parentela rivendicata con insistenza, ma mai dimostrata.
A firmare la lettera è Piero Villani, 77 anni, nipote diretto di Valentino, figlio di Wanda, l’unica sorella dello stilista scomparso il 19 gennaio. La lettera è firmata “La famiglia del Maestro Valentino Garavani” e non lascia spazio a interpretazioni: “Oscar Garavani non è legato da alcun vincolo di parentela con il signor Valentino Garavani. Trattasi di mera omonimia”.
Il nodo del fratello mai esistito
Il passaggio centrale della smentita riguarda il punto su cui Oscar Garavani ha sempre fondato il proprio racconto, l’esistenza di un fratello di Valentino, padre o nonno della presunta discendenza. “La circostanza riferita dal detto signor Oscar Garavani - prosegue - di essere figlio di un non meglio specificato fratello del Maestro Valentino Garavani non corrisponde al vero, atteso che il medesimo aveva un’unica sorella, Wanda”.
Una precisazione che chiude ogni spazio interpretativo, Valentino non aveva fratelli. E dunque non può esistere alcun pronipote per linea maschile. L’unico nipote dello stilista è Piero Villani, figlio di Wanda, morta nel 1997.
Una parentela raccontata per anni
Eppure, per anni, Oscar Garavani si è presentato pubblicamente come “nipote” o “pronipote” di Valentino. Nel 2020, in un articolo dell’Ansa dal titolo esplicito “Oscar Garavani, nipote di Valentino, creatività nel Dna”, raccontava che il nonno “era il fratello di Valentino” e spiegava di aver sfilato per Armani, Versace, Ferré e “anche per mio zio Valentino”.
Da allora, in decine di articoli che raccontavano la sua attività di designer e imprenditore, Oscar Garavani è rimasto sempre “il nipote di Valentino”. Una definizione mai pubblicamente smentita, che ha accompagnato la sua figura professionale e mediatica.
Il funerale e il ritorno dei riflettori
La vicenda esplode definitivamente dopo la morte dello stilista. Oscar Garavani partecipa al funerale ed è presente tra i familiari e gli invitati, immortalato dai fotografi. Un’immagine che riaccende l’attenzione su quel legame di sangue più volte evocato e mai verificato. È in questo contesto che il Corriere decide di ricostruire la storia, interpellando direttamente Oscar Garavani e mettendo alla prova il suo racconto.
Le visite e quella casa romana
Nell’intervista, Oscar Garavani ridimensiona subito l’idea di una frequentazione costante. Alla domanda se andasse spesso nella casa romana di Valentino risponde che dipendeva dai periodi e da dove si trovava lo stilista, che non viveva stabilmente a Roma.
Negli ultimi tempi, ammette, vedersi era diventato raro. “Sono sempre in giro per lavoro”, spiega, parlando delle sfilate e dei suoi impegni professionali. Racconta di avere un proprio brand e di produrre borse in Campania. Due vite, insomma, che correvano su binari separati.
“Sono andato a salutare un parente”
Sul funerale, però, non arretra. Dice di essere andato “a salutare un parente, un parente famoso”. Racconta di aver evitato le telecamere perché gli sembrava fuori luogo e di aver provato fastidio per chi, a suo dire, avrebbe sfruttato l’occasione per farsi pubblicità. Una presenza che, tuttavia, rafforza l’idea di un legame familiare agli occhi dell’opinione pubblica.
“Sono pronipote”: la versione di Oscar
Quando si entra nel merito della parentela, Oscar Garavani ribadisce la sua versione, si definisce pronipote di Valentino, sostenendo che il nonno fosse suo fratello. Alla contestazione, Valentino non ha mai avuto fratelli, la risposta resta vaga: “Sono cose di famiglia”. Messo di fronte al rischio di essere considerato un millantatore, si rifugia ancora nel silenzio: “Sono questioni che non posso spiegare”.
Omonimo secondo la famiglia
La famiglia ufficiale di Valentino, però, non ha dubbi, Oscar Garavani sarebbe soltanto un omonimo. Una tesi che lui dice di accettare, almeno formalmente. “Se lo dicono loro va bene così, a me non interessa”, afferma, pur continuando a definirsi un parente.
Quando gli viene chiesto di chiarire il grado di parentela, conferma la versione già data, sarebbe nipote di un fratello di Valentino, morto da moltissimi anni e che si chiamava Oscar. “Sono cose che non ho mai detto”, aggiunge.
Il nodo dell’eredità
Il tema dell’eredità emerge inevitabilmente. Oscar Garavani sostiene di non esserne interessato. Dice di aver sentito che Valentino avrebbe modificato il testamento circa un anno e mezzo prima di morire, ma afferma che, anche se non fosse tra gli eredi, per lui non cambierebbe nulla. “Ci sono tanti soldi, lo so, ma non ho mai voluto niente. A Valentino ho voluto bene personalmente”.
Le prove promesse
Quando l’intervistatore gli fa notare che l’uso del cognome potrebbe aver contribuito a costruire negli anni una parentela mai dimostrata, anche utile sul piano del business, Oscar Garavani reagisce promettendo prove definitive. “Posso dimostrare tutto”, dice, parlando di documenti in grado di ricostruire l’albero genealogico della famiglia. Assicura che le carte arriveranno “entro domani” tramite il suo avvocato.
I titoli e i dubbi sulla credibilità
A rendere la figura ancora più controversa contribuiscono anche i titoli che Oscar Garavani esibisce sui social, tra incarichi diplomatici e onorificenze dal sapore esotico. Elementi che spingono a interrogarsi sulla solidità complessiva del personaggio.
Il silenzio che chiude la storia
Quel “domani” promesso è passato. È passato anche il giorno dopo. E quello dopo ancora. Nessun documento è arrivato, nessuna prova è stata prodotta.
Alla luce della lettera della famiglia Garavani e dell’assenza totale di riscontri, la conclusione appare inevitabile, Valentino aveva una sola sorella, un solo nipote e nessun pronipote. Oscar Garavani, salvo clamorose prove contrarie, non è un parente dello stilista, ma l’uomo che per anni ha raccontato di esserlo senza riuscire a dimostrarlo.