Petrolio ancora giù: le Borse fanno festa

La Fed lascia i tassi invariati al 2%, ma avverte: «Inflazione preoccupante»

da Milano

Potrebbe essere una semplice luna di miele. Quindi, destinata a esaurirsi in fretta. Ma se le quotazioni del petrolio continueranno a perder quota rendendo più leggero l’insostenibile peso dell’inflazione e meno perturbato l’orizzonte congiunturale, è probabile che il sogno di mezza estate delle Borse possa continuare. Il calo di ieri del greggio sotto i 118 dollari il barile, un salto indietro di quasi 30 dollari rispetto al picco di 147,27 dell’11 luglio scorso, ha infatti convinto i mercati ad abbandonare la linea prudente seguita in genere nelle ore che precedono la riunione del Fomc della Federal Reserve, che in serata ha lasciato i tassi invariati al 2%, come ampiamente previsto alla vigilia.
A giudicare delle variazioni degli indici e dallo scoppiettante andamento di tutti i comparti (finanziari e assicurativi in particolare) non sembra esserci traccia della crisi che nell’ultimo anno ha più volte falcidiato le Borse mondiali. Il paneuropeo Ftseurofirst 300 ha messo a segno un rialzo del 2,6%, e su questa linea si è mossa Francoforte (più 2,67%); di poco inferiori i progressi di Londra (+2,49%) e Parigi (+2,35%), mentre a Milano il Mibtel ha chiuso a 21.955 punti (+2,72%). A New York, il Dow Jones ha accumulato nel corso della seduta oltre 200 punti di guadagno prima di terminare a più 2,88% e il Nasdaq è salito del 2,81%. A tirare la volata ha contribuito il miglioramento dell’indice Ism dei servizi, tornato in luglio vicino alla linea di galleggiamento dei 50 punti.
Nessun impatto su Wall Street ha dunque avuto il comunicato con cui la Fed ha motivato la decisione di mantenere invariato il costo del denaro. Lo statement dell’istituto di Washington ricalca per buona parte quello dello scorso 25 giugno, quando si era interrotta la lunga catena di ribassi (sette consecutivi). La banca guidata da Ben Bernanke rileva il persistere di rischi per la crescita economica, a fronte di timori «significativi» per l’inflazione. Il Fomc si aspetta che l’inflazione «si moderi successivamente nel corso di quest’anno e del prossimo», ma le prospettive «restano altamente incerte» anche a causa dei prezzi petroliferi.
I mercati sembrano tuttavia concentrati sull’ipotesi di ulteriori deprezzamenti del petrolio non solo legati alle previsioni che l’uragano Eduard non danneggerà gli impianti petroliferi nel Golfo del Messico. «C’è un consenso crescente sul fatto che nei prossimi mesi il prezzo del petrolio continuerà ad abbassarsi in risposta a una minore domanda», ha spiegato l’analista Corey Rosenbloom sul sito di Afraidtotrade. I minori consumi degli americani, confermati anche dal crollo delle spese private, vengono interpretati dagli investitori come un segnale che gli americani tendono a risparmiare anche sulla bolletta energetica. Gli automobilisti Usa possono intanto tirare una boccata d’ossigeno: dai 4,11 dollari al gallone (3,8 litri) toccati il 17 luglio scorso, i prezzi della benzina sono scesi a quota 3,87.
Una buona notizia nel periodo clou degli spostamenti per le vacanze. In Italia, alle associazioni dei consumatori che lamentano il mancato adeguamento dei listini carburanti nonostante il calo del greggio, ha risposto ieri l’Unione petrolifera ricordando il ridimensionamento dei prezzi di 7-8 centesimi al litro avvenuto negli ultimi 15 giorni.


Non tutti mettono però in correlazione la crisi economica con l’andamento dei mercati finanziari: «Gli scambi rimangono assai ridotti, fondi d’investimento non se ne vedono e il boom è tutto fatto da ricoperture dopo gli scivoloni delle ultime settimane - spiegano nelle sale operative vicino a Piazza Affari -. La crisi, di dimensioni epocali, è tutta finanziaria, e se si fossero stretti maggiori controlli sulla speculazione, a partire dal prezzo del petrolio, non ci troveremmo in questa situazione».

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