«Più precoce chi va male a scuola»

Per i «maschietti» milanesi il primo rapporto arriva a 18 anni e mezzo, per le ragazze a 20. Alessandra Graziottin è direttore del Centro di ginecologia e sessuologia dell’ospedale San Raffaele Resnati. Che cosa ne pensa, professoressa?
«I dati non coincidono con quelli che emergono da molti altri studi che ho rivisto per presentarli al prossimo Convegno nazionale sulla contraccezione. In base a un’indagine Asper del ’97 i maschi avrebbero il primo rapporto a 17 anni, le ragazze intorno ai 16...»
Non ci potrebbe esser stata un’inversione di tendenza?
«Gli ultimi studi mostrano piuttosto un trend in ribasso. Sarebbe più plausibile, quindi, il contrario. Da quanto ci risulta, infatti, solo il 12% dei ragazzi ha il primo rapporto dopo i 19 anni. Mi trovo d’accordo, invece, sul fatto che il 70% degli studenti universitari usa mezzi di contraccezione durante il primo rapporto».
È importante che questo 70% sia calcolato su universitari?
«È fondamentale. Parliamo della “parte alta” della popolazione, ragazzi che hanno ricevuto una buona istruzione scolastica, che hanno alle spalle una migliore solidità familiare, un più alto livello educativo unito, spesso, a un credo religioso. I nostri studi hanno dimostrato che quanto sono più bassi il livello di scolarità e di successo scolastico, tanto più è precoce l’età del primo rapporto».
Parliamo sempre di rapporti sessuali interni a una coppia o anche di rapporti occasionali?
«Anche questo è un dato molto importante. In questa fascia alta è più facile, infatti, che il primo rapporto sia consumato all’interno di quella che noi chiamiamo “relazione romantica”. È, poi, più che probabile che la coppia abbia discusso più volte l’intenzione di avere un rapporto. Questo implica un coinvolgimento emotivo molto forte. L’uso di contraccettivi ne è una diretta conseguenza».
Lei ha scritto molti libri sulla materia, l’ultimo si intitola «Il dolore segreto». Ci sono altri fattori determinanti, oggi più che in passato?
«Numerosi.

Resta interessante il ruolo negativo svolto dalla televisione che rende più “vulnerabile” alla seduzione dei rapporti precoci gli adolescenti che non hanno altre fonti di educazione sessuale di qualità. Per questo, ancora una volta, il ruolo educativo della famiglia risulta fondamentale».

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