Pino Arlacchi boccia Massimo Ciancimino: «Basta con questo teatrino»

L'europarlamentare di Idv torna a criticare, in una nota, il figlio del sindaco del sacco di Palermo: «Ciancimino è una trappola, perché teste non attendibile che dice cose non verificabili»

È sempre stato un attivista dell'antimafia. E certamente non è un fan del centrodestra. Eppure Pino Arlacchi, il "papà" per certi versi della creazione della Dia, amico di due giudici che nella lotta alla mafia hanno perso la vita quali Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, promotore nel 2000 del trattato contro le mafie mondiali, oggi europarlamentare di Idv, non ha dubbi: Massimo Ciancimino, il figlio del sindaco boss del sacco di Palermo che da mesi parla con i magistrati, rivelando i - presunti - retroscena dei principali misteri d'Italia, è un bluff.
Già in passato l'esperto antimafia era intervenuto a mettere in guardia sulle dichiarazioni di Ciancimino junior. E adesso, dopo l'ultima uscita dell'aspirante collaboratore, quella secondo la quale don Vito pensava che il premier Silvio Berlusconi fosse una vittima di Cosa nostra, ecco che l'onorevole Arlacchi scende di nuovo in campo con una nota: «Le ultime dichiarazioni di Ciancimino junior su Berlusconi vittima della mafia - afferma - hanno la stessa attendibilità, grado zero, di quelle precedenti su Forza Italia nata da un progetto mafioso. Agli incauti sottoscrittori delle prime tocca adesso l'onere di spiegarne la coerenza con le seconde. Avevo invitato tutti - prosegue - compreso i vertici del mio partito, a prendere le distanze dal polverone mediatico-giudiziario di cui le dichiarazioni di Massimo Ciancimino sono parte. Ciancimino - aggiunge - è una trappola, perché teste non attendibile, che riferisce cose non verificabili, apprese da altri, e la cui sostanza sconfina nel grottesco. Pensare a un Berlusconi vittima di Dell'Utri e Mangano è da gonzi, come lo è il ridurre un progetto politico di micidiale efficacia e creatività come la nascita di Forza Italia nel 1992-94 agli orizzonti agro-pastorali di un Provenzano-Riina o a quelli di un barbiere di Corleone, Vito Ciancimino, diventato esperto in saccheggi ed affini. Non se ne può più - afferma Arlacchi - di questo teatrino su Berlusconi che a seconda del calendario lunare è complice-vittima-partner-associato-amico-nemico-rappresentante di Cosa Nostra. Non se ne può più perché ha finito col banalizzare un argomento la cui rilevanza resta enorme. Il teatrino è tenuto in piedi da pentiti e testimoni traballanti, indagini deboli e sparate mediatiche senza costrutto il cui effetto finale è il rafforzamento di Berlusconi. Tutto ciò gli consente di presentarsi al Paese nella parte che gli è più congeniale, quella della vittima di accuse senza prove».

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