Polegato: la scuola del futuro? Lingue, informatica e creatività

Il presidente di Geox: "Mi sono diplomato in enologia, una scuola dura e molto pratica. Mi auguro che la scuola delle prossime generazioni possa dedicare ampio spazio allo studio delle lingue, all’informatica e allo sviluppo della creatività dei ragazzi"
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“La scarpa che respira”. Ormai è un modo di dire, e molti di noi ce l’hanno sotto i piedi tutti i giorni senza neppure pensarci. Lui invece ci ha pensato, e lo ha fatto prima di tutti gli altri. Mario Moretti Polegato, veneto doc classe 1952, è il fondatore e presidente di Geox, uno dei marchi di calzature più famoso del mondo.

Presidente Polegato, quale ricordo ha delle scuole superiori?
"Io ho fatto una scuola molto particolare: quella di enologia, che faceva parte di agraria. Durava sei anni e iniziava subito dopo le scuole medie. Ho scelto questo indirizzo spinto dalla mia famiglia che produceva vini. Loro speravano che facessi il cantiniere… Il ricordo più netto riguarda le molte ore di pratica, era una scuola particolarmente pesante. Se tornassi in dietro, di sicuro, non la farei più. Troppe ore passate nelle cantine, nelle stalle a fare lavori fisici. Quel periodo mi è costato molta fatica e molta noia. Trovavo superfluo impiegare così tanto tempo in quelle attività".

Come si immagina la scuola del futuro? Come la vorrebbe?
"A me è mancato lo studio delle lingue e dell’informatica. Mi piacerebbe ci fosse spazio per queste materie e che ci fosse anche attenzione per la creatività. Senza le lingue straniere è come essere muti. Parlarle correttamente e velocemente è fondamentale. L’informatica sarà sempre più presente nel nostro futuro, saper navigare, utilizzare i computer e conoscere la rete saranno indispensabili e, alla fine, anche questo è un modo per fare sentire la propria voce. E poi la creatività. Spero che la scuola possa incoraggiare le idee nuove, che spinga i ragazzi ad avere fiducia nelle proprie intuizioni. Questo comprende, secondo me, anche lo studio della proprietà intellettuale. Spesso un ragazzo non sa neppure cosa sia un contratto. Dovrebbe passare anche un’altra idea: finite le superiori e l’università la scuola non è terminata. Il futuro si vince solo con la cultura. Un tempo si pensava che con il diploma il periodo dell’apprendimento fosse finito, invece il percorso deve continuare. E’ solo l’inizio".  

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