"In Bce tutti d'accordo sul taglio dei tassi"

Fabio Panetta, governatore di Bankitalia, cita Einaudi: "Va migliorata la qualità del bilancio pubblico per spingere la crescita". Meloni: "Il mio obiettivo è rimettere il debito pubblico in mani italiane"

Fabio Panetta, Banca d'Italia
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In tema di politica monetaria mal s`adatta il vecchio adagio secondo cui è «meglio tardi che mai». Per esempio, quel «consenso che sta emergendo nell`ambito del Consiglio della Bce» per un taglio dei tassi, Fabio Panetta avrebbe voluto vederlo un po` prima. Lui che da almeno un anno, quando ancora non era governatore di Bankitalia, quasi in solitaria conduceva una battaglia per convincere tutti a darsi una calmata nella crociata contro l`inflazione. Il board dell`Eurotower ha invece continuato ad assumere massicce dosi di anti-coagulanti contro l`idea di alleggerire la postura rigida; solo la scorsa settimana Christine Lagarde ha sdoganato la possibilità di assestare in giugno un piccolo colpo di scure al costo del denaro, ancora al picco del 4,5%, negando tuttavia che ciò significherà l`avvio di un processo di normalizzazione. Il punto focale sta qui: la Bce resta ancora sulle barricate, con tutti gli effetti collaterali del caso. Non a caso Panetta, nel corso del convegno per celebrare i 150 anni dalla nascita di Luigi Einaudi, ha voluto ieri richiamare i principi che ispirarono la sua azione, in qualità di governatore, quando nel dopoguerra si trovò a fronteggiare un`inflazione al 60%.

L`obiettivo ultimo della Bce non può che essere lo stesso: «Riconquistare la stabilità dei prezzi senza inutili danni per l`economia reale». Un primum non nocere che i medici della moneta di Francoforte sembrano continuare a ignorare, applicando ricette dannose per un Paese a bassa crescita e ad alto debito come il nostro. Con i suoi 2.860 miliardi di euro, l`Italia è un sorvegliato speciale. Ma l`aggressione a questo moloch che, assieme all`evasione fiscale, è la vera palla al piede della Penisola va fatta con la giusta misura. Sono necessarie, spiega il leader di Palazzo Koch «una programmazione sia di breve, sia di medio periodo della spesa e misure capaci di assicurare nel tempo una graduale ma costante riduzione del debito». Un percorso in cui si deve tener conto di un altro insegnamento di Einaudi, quello che distingue fra debito buono e cattivo.

Un concetto ripreso tempo fa anche da Mario Draghi, a conferma dell`attualità di quella lezione. «In termini attuali, si potrebbe dire che Einaudi riteneva essenziale migliorare la qualità del bilancio pubblico, al fine di innalzare lo sviluppo potenziale dell`economia», ha ricordato Panetta. Al tirar di somme, «tanto più il percorso di riduzione sarà credibile, tanto minore sarà la compensazione che gli investitori richiederanno per detenere il nostro debito». Un modo per accrescere gli spazi di manovra volti a sostenere interventi di natura fiscale e per fronteggiare future situazioni impreviste. Parole che devono essere rimbalzate fino a Palazzo Chigi, dove a ogni emissione del Tesoro lo spread rimane un convitato di pietra.

«Il mio obiettivo è di rimettere il debito pubblico in mani italiane», ricorda la premier Giorgia Meloni. In questa direzione vanno i tre collocamenti del Btp Valore, tutti coronati da successo.

Non manca tuttavia l`appeal della carta tricolore anche oltre frontiera: «L`ultima volta che abbiamo piazzato titoli sul mercato estero, la disponibilità era di 10 miliardi e sono arrivate richieste per 155 miliardi: oggi l`Italia è una nazione sulla quale gli altri vogliono investire. È un dato straordinario. Non sto dicendo che va tutto bene, ma ci sono scintille che fanno capire che il famoso declino si può ribaltare».

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