I Btp continuano a essere tra i titoli più ricercati dai grandi investitori internazionali e l’Italia consolida un avvio di 2026 decisamente positivo sui mercati. L’ultima conferma arriva dal collocamento del nuovo titolo a 15 anni, con scadenza ottobre 2041, che ha registrato una domanda record superiore ai 157 miliardi di euro, consentendo al Tesoro di portare l’emissione a 14 miliardi in un’unica tranche: l’importo più alto di sempre per questa scadenza.
Un successo che si inserisce in un quadro di crescente fiducia verso i Paesi del Sud Europa. Gli investitori stanno riequilibrando le proprie esposizioni a favore di Italia e Spagna, mentre chiedono rendimenti più elevati alla Germania, chiamata quest’anno a emettere oltre 500 miliardi di debito anche per finanziare la spesa per la difesa. Non a caso lo yield del Bund trentennale tedesco è salito ai massimi dal 2011, mentre lo spread italiano si è stabilizzato in area 60 punti base, a un passo dai minimi toccati a fine gennaio e lontano anni luce dalle tensioni del passato.
Il mercato premia i fondamentali e, soprattutto, la credibilità delle politiche fiscali. Le recenti promozioni dei rating e il miglioramento dell’outlook da parte di S&P si inseriscono in questa dinamica e vengono lette dagli operatori come il riconoscimento della linea di prudenza e rigore sui conti pubblici portata avanti dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ( in foto ). Una strategia che ha contribuito a rafforzare la percezione di affidabilità del debito italiano in una fase di forte incertezza globale.
Secondo Goldman Sachs, le economie del Sud Europa resteranno resilienti anche nel 2026, grazie a una prolungata fase di consolidamento fiscale capace di tenere sotto controllo il rischio sovrano.
Il restringimento degli spread, inoltre, non deriva tanto da un calo dei rendimenti italiani quanto dall’aumento di quelli tedeschi, segnale di un cambiamento strutturale nelle preferenze degli investitori. Con i mercati sostenuti da una crescente esposizione al rischio, l’attenzione ora si sposta sulla Bce, attesa a una conferma dei tassi al 2%, in un contesto di inflazione in forte rallentamento.