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Cdp equivale a una banca? Secondo Bankitalia è così

Fu Via Nazionale durante il governo Berlusconi a definirla vero e proprio istituto di credito. Poi il Tesoro ha "mediato"

Cdp equivale a una banca? Secondo Bankitalia è così
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In alcune cronache viene di nuovo sollevato il tema se un'esperienza professionale al massimo livello presso la Cassa Depositi e Prestiti possa essere considerata sufficiente ad affermare l'idoneità a ricoprire una carica bancaria in un istituto di rilievo nazionale. Il riferimento è a Fabrizio Palermo, uno dei candidati alla carica di amministratore delegato del Montepaschi. Considerate le dimensioni, la complessità e l'operatività di un ente qual è la Cassa, che si potrebbe definire come un conglomerato, la questione non si dovrebbe neppure porre. Ma è in ogni caso utile ricordare che, in occasione della riforma della Cdp durante il secondo governo Berlusconi, la Banca d'Italia, a cui era stato chiesto dal Tesoro un parere, fece presente che, per le attribuzioni previste, la Cassa diventava, nella sostanza, una vera e propria banca. Dal Tesoro si manifestavano, invece, perplessità. La mediazione fu trovata nel qualificare la parte centrale della Cassa come quella di un intermediario finanziario con sue peculiarità (aggiuntive rispetto alla categoria degli intermediari) soggetto a rischi molto vicini a quelli di una banca e sottoposto, secondo quanto previsto dal Testo unico bancario (art. 107) per istituti del genere, alla Vigilanza della Banca d'Italia. È impossibile, insomma, mettere in dubbio che abbia esperienza bancaria chi ha governato questo intermediario di notevoli dimensioni e rilevanza per diversi anni. Da quella riforma la Cassa ha ulteriormente espanso la propria attività, forte anche della sua collocazione fuori dal perimetro del debito pubblico anche per l'importante partecipazione delle Fondazioni bancarie. Poi occorre aggiungere l'esperienza compiuta dell'esponente in questione con il ricoprire ruoli apicali in altre imprese che comunque hanno rapporti stretti con le banche. D'altro canto, il tema solevato da qualche giornale sul vincolo «di almeno 10 anni di esperienza pratica recente in settori correlati ai servizi bancari o finanziari», sembra superabile per il fatto che Palermo ha comunque gestito una grande impresa complessa, come Acea, che vanta evidenti connotazioni finanziarie.

Non immagino che la Vigilanza della Bce abbia eccepito alcunché su questa candidatura e suppongo che voci infondate siano state messe in giro non certo da Francoforte.

Del resto, se proprio si volesse rimanere inspiegabilmente con qualche infondato dubbio, si dovrebbe ricordare che la stessa Bce ha al proprio apice una personalità che è venuta dall'esterno e che non risulta abbia mai ricoperto cariche bancarie di rilievo, ma ciò non significa affatto che possa considerarsi non in grado di svolgere funzioni che sono strettamente legate alle banche e all'esercizio dell relativa Vigilanza. Funzioni che, al contrario, sono esercitate con particolare professionalità e capacità.

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