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La Consob Usa rottama il diktat green

Stop della Sec alle norme che obbligano Wall Street a dichiarare i rischi climatici

La Consob Usa rottama il diktat green
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La svolta anti-Esg di Washington arriva fino alla Borsa. La Sec (la Consob americana) si prepara infatti a cancellare formalmente le regole che avrebbero imposto alle società quotate di rendicontare le emissioni di gas serra e i rischi climatici legati alle proprie attività. Ad annunciare l'intenzione è stato il presidente della Commissione, Paul Atkins, nominato dall'amministrazione Trump, che in un'intervista a Fox News ha definito quelle norme il risultato di un «eccessivo abuso di potere» da parte dell'autorità di vigilanza. «Dobbiamo concentrarci sul nostro lavoro. Lasciamo che l'Agenzia per la Protezione Ambientale faccia il suo e noi ci occupiamo del nostro», ha dichiarato Atkins, tracciando una linea netta rispetto all'impostazione della precedente gestione guidata da Gary Gensler. Le regole finite nel mirino erano state approvate nel 2024 dopo anni di consultazioni e rappresentavano uno dei pilastri della strategia climatica dell'amministrazione Biden. Pur in una versione meno rigorosa rispetto alle proposte iniziali, obbligavano le aziende quotate a fornire agli investitori informazioni dettagliate sui rischi finanziari derivanti dal cambiamento climatico e, in alcuni casi, sulle emissioni generate dalle proprie attività. Fin dalla loro approvazione, tuttavia, le norme hanno incontrato una forte opposizione politica e imprenditoriale. Numerosi Stati guidati dai repubblicani, insieme a gruppi industriali e alla Camera di Commercio degli Stati Uniti, hanno presentato ricorsi sostenendo che la Sec avesse travalicato il proprio mandato, trasformandosi di fatto in un regolatore ambientale anziché finanziario. La battaglia legale ha rapidamente congelato l'applicazione delle regole. Dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, la stessa Sec ha annunciato di non voler più difendere il provvedimento davanti ai tribunali federali, lasciandolo in una sorta di limbo normativo. Ora l'autorità punta a chiudere definitivamente la partita attraverso una procedura formale di abrogazione.

La mossa rischia però di accentuare il divario regolamentare tra Stati Uniti ed Europa. Mentre Washington riduce gli obblighi di trasparenza climatica, Bruxelles continua infatti a spingere sulla rendicontazione non finanziaria attraverso la Corporate sustainability reporting directive (Csrd), imponendo alle aziende standard informativi sempre più dettagliati sugli impatti ambientali e sociali delle attività aziendali.

Le società del Vecchio Continente devono inoltre indicare quale quota delle proprie attività economiche è allineata alla EU Taxonomy. In pratica devono spiegare agli investitori quanto fatturato deriva da attività considerate sostenibili, quanti investimenti sono green e quali spese operative contribuiscono agli obiettivi climatici europei. Non solo. Molte blue chip italiane inseriscono ormai regolarmente target Esg nei bonus dei dirigenti.

Una multinazionale quotata sia negli Stati Uniti sia in Europa potrebbe dunque trovarsi a dover fornire molte più informazioni climatiche agli investitori europei che a quelli americani.

Per questo la decisione della Sec non è soltanto una questione ambientale ma è anche uno scontro sulla definizione stessa di cosa sia un'informazione rilevante per il mercato. In Europa la risposta è «sì, il clima è una variabile finanziaria». Negli Stati Uniti dell'era Trump la risposta sta tornando a essere «non necessariamente».

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