L'incertezza sul futuro dell'economia statunitense è stato il tema principale della riunione di ieri della Federal Reserve. Il risultato non ha sorpreso, infatti il Comitato ha votato 11 a 1 per mantenere il tasso di riferimento sui fondi federali ancorato in un intervallo tra il 3,5% e il 3,75%. L'unico contrario è stato Stephen I. Miran, membro del Consiglio nominato dal presidente Trump lo scorso anno, che, per la quinta volta di fila, si è espresso a favore di un taglio.
Il punto non è stata la non decisione', ma il discorso di Powell. Per prima cosa, sono state alzate le previsioni di crescita americana per il 2026 al 2,4%. Ritoccate al rialzo anche quelle per l'inflazione, attesa quest'anno al 2,7%. Sono rimaste, per ora, invariate le stime sulla disoccupazione al 4,4%.
Sullo sfondo, EJ Antoni, il presidente del Bureau of Labor Statistics selezionato da Donald Trump lo scorso agosto, ha detto «non credo che questa sia un'economia che sarà in grado di gestire il petrolio a 100 dollari al barile». Ha poi continuato dicendo che «l'economia è più debole di quanto pensassimo e l'inflazione è peggiore delle aspettative». A questo punto, sono due gli esperti di economia selezionati dal tycoon che poi si sono allontanati dalla sua strada. Il primo, senza dubbio, è Jerome Powell, rinominato ormai come Too-late Powell.
Il cuore del discorso del presidente della Fed, infatti, è stato proprio sugli effetti della guerra in Iran sugli Usa. Dal suo punto di vista, in una simile situazione, le proiezioni sono più incerte del solito, anche perché la durata del conflitto potrebbe influenzare radicalmente l'inflazione in futuro. «Si sta mettendo nero su bianco qualcosa che sembra avere senso, ma senza alcuna convinzione», ha detto. «Bisogna pur scrivere qualcosa». Tuttavia, ha anche sottolineato che la banca centrale non dovrebbe reagire in modo eccessivo.
Gli è poi stato chiesto se gli effetti sui consumi dei prezzi elevati del petrolio saranno compensati dall'aumento dei ricavi delle compagnie petrolifere. Forse, ha risposto, ma Powell ha minimizzato il potenziale impatto positivo di una maggiore produzione negli Stati Uniti. «Se chiedete alle compagnie petrolifere di aumentare le trivellazioni, queste vorranno vedere un aumento costante dei prezzi del petrolio rispetto ai livelli precedenti alla guerra».
Guardando al futuro, il presidente della Fed ha affermato che è difficile fare previsioni sui tassi e che queste sono solamente «condizionate» dall'andamento dell'economia. «Se non vedremo quei progressi, allora non ci sarà alcun taglio dei tassi», ha detto, riferendosi al previsto calo dell'inflazione nelle proiezioni della Fed per quest'anno.
Ha poi concluso sottolineando che il comitato ha discusso la possibilità che la sua prossima mossa possa consistere in un aumento dei tassi d'interesse anziché in un taglio. Tuttavia, ha chiaristo che non è ciò che la maggior parte dei membri si aspetta.Ieri S&P500 ha perso lo 0,7%. Un segnale che i mercati, più che la decisione, hanno pesato l'incertezza emersa dalle parole di Powell.