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"Mina IA sulla Costituzione in gioco la tenuta del fisco"

Il giurista Vittorio Emanuele Falsitta: "La rivoluzione in atto cambierà la relazione tra lavoro e capitale. Integrare il diritto nella blockchain"

"Mina IA sulla Costituzione in gioco la tenuta del fisco"
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Vittorio Emanuele Falsitta, giurista, filosofo ed ex parlamentare. Lei sostiene che nell'era dell'Intelligenza artificiale c'è il rischio di una riduzione del lavoro dipendente e autonomo. Questo cosa implica?

«Il rischio è che venga meno una parte consistente del gettito fiscale, per cui mancheranno le risorse per finanziare i diritti sociali: dalla salute, all'istruzione. Su tale problema non v'è dibattito. Invece, rendersene conto è non solo rilevante ma anche necessario. La nostra Costituzione si regge sul rapporto tra lavoro e fisco, dove quest'ultimo è il congegno attraverso il quale viene ripartita l'imposta, ridistribuita la ricchezza e si realizzano i principi di solidarietà e uguaglianza. Ma la tecnica sta ridefinendo questi meccanismi in modo silenzioso, vascolare, e carsico mettendo in discussione i fondamenti stessi della nostra Carta».

Davvero crede non ci sarà più lavoro?

«Credo che la relazione tra lavoro e capitale si trasformerà profondamente rispetto a quanto avevano di fronte a sé i padri costituenti ed è proprio in ragione di tale relazione che sono stati concepiti i principi fondamentali che tanto difendiamo. La rivoluzione che stiamo vivendo è diversa dalle precedenti rivoluzioni industriali: queste erano governate dall'uomo, viceversa, quella che noi stiamo attraversando è una rivoluzione governata dalla tecnica e dove l'umanità, piuttosto, tende ad essere espulsa».

Perché lo ritiene un male?

«Le precedenti rivoluzioni, in quanto ancora dense di umano, avevano prodotto contrappesi alla spinta capitalista (diritti sociali e sindacali). Le trasformazioni di oggi, al contrario, sono esito soltanto di razionalità ed efficienza macchinica. In questo contesto, l'attenzione all'umano, quindi, ad esempio, alla dignità del lavoratore che perde il lavoro, costituisce un contributo irrazionale non tollerabile. Prima le rivoluzioni, per quanto materiali, restavano umane, quelle di oggi sono macchiniche».

Quindi la politica cosa dovrebbe fare per adattarsi al contesto?

«In primo luogo prendere coscienza che la tecnica sta modificando i presupposti dei principi fondamentali della Costituzione e, dunque, se vogliamo assicurare alle nuove generazioni la continuità nella partecipazione alla vita democratica attraverso l'esercizio dei diritti sociali, una riflessione sui modi con i quali tali presupposti vengono sostituiti è necessaria e urgente. Per questa via occorre fare prognosi sull'eventuale caduta di gettito fiscale che potrebbe conseguire alla riduzione progressiva del lavoro autonomo e dipendente».

Solo questo?

«Occorre modificare il ruolo della tecnica. Per modificare il ruolo della tecnica occorre modificare il capitalismo, ossia sfrondarlo dalle esternalità sociali negative (corruzione, evasione fiscale, asimmetrie informative, ecc.). Per modificare il capitalismo, secondo questa prospettiva, occorre utilizzare la tecnologia.

Soltanto la tecnologia - e intendo in questo caso tecnologia blockchain (e le sue declinazioni) integrata da principi di diritto - sarebbe in grado cambiare il capitalismo, guarirlo dai suoi vizi e così ridurre le cause principali dell'ingiusta diseguaglianza sociale».

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