Leggera limatura da parte dell'agenzia di rating Moody's alle stime di crescita dell'Italia nel 2026 che passano da +0,8% a +0,7%. un intervento che è legato, si spiega, all'impatto del conflitto in Iran che - nello scenario di base- potrebbe essere di durata relativamente limitata. In generale, si sottolinea, "le prospettive di crescita dell'Italia sono esposte al rischio di uno scenario più avverso caratterizzato da un prolungato conflitto" nell'area mediorientale che avrebbe ricadute sul nostro paese "in considerazione dell'esposizione elevata alle importazioni energetiche dal Golfo".
Le tensioni geopolitiche hanno poi spinto l'agenzia a rialzare le stime sull'inflazione per quest'anno che passano dall'1,8% al 2,1%. Per il prossimo anno Moody's stima una crescita del Pil italiano a +0,8% con un'inflazione al 2%. Sul fronte conti pubblici l'agenzia riconosce come il graduale percorso di consolidamento di bilancio dell'Italia risulta "credibile e realizzabile".
"I rating dell'Italia, compresi i rating a lungo termine dell'emittente (Baa2) con outlook stabile, sono sostenuti dall'economia del Paese, caratterizzata da dimensioni notevoli, diversificazione e redditi elevati, da una solida base di investitori nazionali che sostiene il finanziamento pubblico e da un quadro politico ancorato all'appartenenza all'Unione Europea e all'area dell'euro", spiega Moody's. Questi punti di forza sono "controbilanciati dall'elevatissimo indebitamento pubblico dell'Italia, che limita la flessibilità fiscale, dalle prospettive di crescita moderate nel medio termine, appesantite da un contesto demografico sfavorevole e da dinamiche di produttività deboli, e dall'elevata sensibilità delle finanze pubbliche alle variazioni delle condizioni di finanziamento".
L'agenzia aggiunge che "gli sviluppi macroeconomici e fiscali sono stati in linea con le nostre aspettative dalla nostra ultima azione di rating nel novembre 2025.
La crescita del PIL reale ha raggiunto lo 0,5% nel 2025, in calo rispetto allo 0,8% del 2024, riflettendo una domanda estera più debole e condizioni di finanziamento più restrittive, in parte compensate da una domanda interna resiliente".