Il Tar del Lazio chiude, almeno per ora, la strada ai ricorsi presentati contro il Ponte sullo Stretto da associazioni ambientaliste, Comune di Villa San Giovanni e Città metropolitana di Reggio Calabria. I giudici amministrativi li hanno dichiarati inammissibili, chiarendo un passaggio cruciale dell'iter: veniva infatti chiesto l'annullamento del parere favorevole della Commissione Via/Vas e della successiva delibera della Presidenza del Consiglio, ma «la Commissione Via/Vas svolge un'attività meramente istruttoria, mentre la compatibilità ambientale è valutata dall'organo politico», e dunque solo questi atti risultano impugnabili.
Una pronuncia che rafforza l'impianto procedurale seguito finora e che, nei fatti, consolida il percorso verso la realizzazione dell'opera. Non a caso, la società Stretto di Messina (in foto l'ad Pietro Ciucci) sottolinea come il giudice abbia «confermato l'interpretazione del quadro normativo generale e speciale di riferimento per l'opera seguita dalle amministrazioni competenti», richiamando anche precedenti europei.
Dal fronte opposto, le associazioni ambientaliste precisano che i ricorsi non sono stati respinti nel merito ma ritenuti «prematuri», parlando di «decisione procedurale» e rivendicando la correttezza della propria strategia difensiva. Il Tar, osservano, ha riconosciuto che «non può essere biasimata» l'impugnazione cautelativa dei pareri, rinviando però il confronto alla fase decisiva, quando sarà il Cipess a esprimersi in via definitiva sulla compatibilità ambientale. È lì che, annunciano, le contestazioni saranno riproposte. Anche il Comune di Villa San Giovanni legge la sentenza come un chiarimento sul proprio ruolo futuro.
Ma sul piano politico il segnale viene interpretato in modo netto: per il senatore Nino Germanà «la decisione del Tar del Lazio attesta la piena correttezza del percorso intrapreso dal governo e dalla società Stretto di Messina». Il confronto resta dunque aperto, ma il passaggio odierno segna un punto a favore dei sostenitori dell'infrastruttura.