Esistono realtà capaci di anticipare i tempi, aziende che hanno smesso di considerare l’innovazione come una semplice gara di velocità per trasformarla in una cultura del risparmio e dell’efficienza consapevole. In questo scenario, abbattere l’impatto energetico non è più un atto di facciata o una tendenza ecologista, ma una precisa leva di potere strategico che definisce la competitività sul mercato. Questa filosofia guida il rifacimento delle reti di distribuzione, arterie vitali per la crescita del Paese, dove la parola d'ordine è flessibilità. Non si tratta solo di trasportare energia, ma di governare la domanda, bilanciando i carichi e sfruttando tecnologie capaci di restituire risorse al sistema nei momenti di necessità. L’incontro tra sensoristica avanzata e intelligenza artificiale sta già dando forma alle Smart City, trasformando radicalmente la mobilità e il rapporto tra pubblica amministrazione e cittadino. Parallelamente, l’orizzonte si sposta verso il calcolo quantistico, una tecnologia in grado di superare la semplice imitazione della realtà per prevederne gli sviluppi. Sono investimenti nati dalla consapevolezza che il vantaggio competitivo appartiene a chi ha il coraggio di rischiare e costruire oggi, puntando su un futuro che molti non riescono ancora a scorgere. Nel panel “I Cercatori di futuro”, Hoara Borselli ne parla con Raffaele De Marco, amministratore delegato Areti (ACEA); Lorenzo Giussani, direttore Strategy and Growth Gruppo A2A; Riccardo Toto, direttore generale Renexia.
“Areti è società di distribuzione per il Comune di Roma. Il ruolo del distributore sta cambiando profondamente, nel decennio corso c’erano flussi unidirezionali e potenze certe, poi sono subentrate le produzioni locali, quindi il distributore oggi gestisce flussi bidirezionali garantendo comunque efficienza al cittadino”, ha spiegato Raffaele De Marco. “È stato necessario digitalizzare tutta la rete e sviluppare modelli di calcolo predittivi, per esempio. Da un lato abbiamo la sfida di consegnare sempre più potenza al cittadino e dall’altra dobbiamo essere in grado di ricevere l’energia dai produttori locali e a gestire le condizioni di emergenza atmosferica. Le ondate di colore sono le più critiche e sono aumentate del 30%: i cavi vanno sotto stress e la rete elettrica deve cambiare assetto. E sarà sempre peggio: stiamo intervenendo con investimenti per accorgimenti tecnici. E stiamo intervenendo sulla flessibilità locale”, ha aggiunto.
“Il nostro è Paese che per sua natura è dipendente dall’estero, quindi questi eventi geopolitici sui mercati si traducono in inasprimento delle condizioni di approvvigionamento. Nel 2022 abbiamo visto l’acuirsi perfino peggiore di oggi, ma la cosa più importante è avere visione di prospettiva: il percorso passa da una prosecuzione intelligente del piano investimenti. L’Italia ha materie prime atipiche e lavorare in questa direzione consente di abbassare il costo del mix di energia", ha detto Lorenzo Giussani. “Esiste già una soluzione di mercato per disaccoppiare il rinnovabile dal gas e abbiamo già proposto ai nostri clienti un contratto bloccato a 10 anni, che abbraccia i clienti che non vogliono essere attaccati a quanto accade sul mercato”. Il mondo “sta cambiando e il prezzo istantaneo dell’energia cambia: il costo più conveniente saranno le ore centrali delle giornate estive”. Toto ha poi spiegato che “si è arrivati ad avere chiaro il problema, ossia l’autodeterminazione dell’Italia, dell’Europa e un problema di prezzo. Si sta prendendo coscienza, si susseguono riunioni importanti, anche in Italia si sta lavorando sull’eolico off-shore. In Francia e in Spagna l’energia costa molto meno e ci sono nazioni in Europa che hanno il prezzo negativo, quindi sotto zero. Le rinnovabili possono dare stabilità al costo in Italia, questo si è compreso, vanno fatto passi avanti ma si è compreso che non sono le rinnovabili che costano troppo”.
De Marco è poi intervenuto sull’impatto sull’utente finale, come Areti è stato creato un nuovo progetto che rende il cittadino parte attiva nella gestione della rete. “Il meccanismo prevede la possibilità di scendere nei consumi o, se ha un sistema di produzione, di immettere energia. Oggi il tema è che per ottenere i risultati massimi deve aumentare la base di cittadini che partecipano: se tutti partecipassero avremmo un beneficio enorme”, ha spiegato De Marco, aggiungendo che “diventa una collaborazione, è un progetto tecnologicamente all'avanguardia, che abbiamo già presentato in diverse Capitali europee”. Giussani, invece, è intervenuto sull’importanza dei datacenter, “l’energia è un abilitante per la produttività e in quest’ottica va inquadrato lo sviluppo dei datacenter, che sono un’aggiunta che in Italia c’è relativamente poco. Questo sviluppo è una risposta”.
Lo sviluppo dei datacenter “è un trend ed è un elemento che abilita la transizione digitale” e dobbiamo fare in modo che i dati restino in casa. I datacenter sono energivori “e in altri Paesi questo ha generato un incremento di domanda e di prezzo. Noi da un lato abbiamo un percorso intelligente per accompagnare lo sviluppo dei datacenter che siano i più efficienti possibili dal punto di vista energetico”. In Italia c’è molta enfasi per lo sviluppo di datacenter, “come A2A abbiamo una fortuna, perché gestiamo anche il teleriscaldamento: possiamo prendere il calore prodotto dai datacenter per usarla come energia per il riscaldamento di case e industrie. È una forma per sviluppare i datacenter senza gravare sui costi”.
Toto sulla produzione di energia rinnovabili ha spiegato che “l’Italia non è messa male: sono stati fatti investimenti importanti. Il problema è che in Europa si sono incentivate le rinnovabili e sono nate industrie, in Italia no. Quindi dovrebbe essere fatta una riflessione del governo per come devono essere fatte le prossime aste”.