All’evento “Il Sacro Graal dell’energia” organizzato da Il Giornale e Moneta a Milano, è stato inserito un dialogo che esplora i confini della fisica moderna per comprendere come la ricerca scientifica possa tradursi in soluzioni concrete per il fabbisogno globale. Piero Martin, professore ordinario di Fisica sperimentale all'Università di Padova e figura di riferimento nella fisica sperimentale, analizza le sfide e le opportunità tecnologiche che definiranno la nostra capacità di produrre energia pulita e sicura intervistato da Marco Lombardo insieme a Gianclaudio Torlizzi, esperto di materie prime e fondatore di T-Commodity. Un confronto diretto per distinguere tra le promesse della teoria e i tempi della realizzazione pratica, mettendo al centro il rigore scientifico come bussola per le scelte strategiche di domani.
“Se andiamo a vedere le mappe delle vie dell’energia e dei conflitti, la sovrapposizione è quasi 1:1. Si parla spesso di ideologia ma la via dell’energia è quella più importante. C’è un aspetto poco noto, ma quando inizia l’invasione del 2022 in Ucraina è quando il Paese ha pianificato il distacco della connessione dalla Russia per poi prepararsi alla connessione alla rete europea”, ha detto Martin. “Manca coraggio da parte delle classi dirigenti a prendere di petto l’opinione pubblica per spiegare che se non si fanno investimenti strategici la nostra vulnerabilità verrà messa sotto minaccia”, ha proseguito Torlizzi. “La sicurezza economica non è solo un tema di carenza ma di prezzo”, ha aggiunto, sottolineando come ci sia la possibilità di riattivare le centrali a carbone ma che serve essere realisti. “Il nucleare è una necessità ma c’è un enorme tema di comunicazione che è stato dimenticato nel corso degli anni. Se ci pensiamo, l’aggettivo nucleare nasce nell’ambito scientifico quindi neutro, eppure con le bombe prima e con Cernobyl poi ha avuto una connotazione oggettiva per la quale si è fatto troppo poco in termini di comunicazione. È una cosa estremamente faticosa, c’è bisogno di un lavoro quasi quotidiano e l’esperienza francese è ammirevole: l’impegno è stato enorme. È un tema che va affrontato e da questo punto di vista c’è ancora oggettivamente un problema e un aspetto che a me colpì nel 2022 prima delle elezioni politiche in cui analizzano i programmi di tutti i partiti: gli unici due erano due forze politiche di importanza minore, Azione e la Lega. I grandi partiti di massa non ne parlavano”, ha spiegato Martin.
“Le aziende hanno sempre avuto il grip sulle materie, perché sono grandi utilizzatori. Con la pandemia è stato un primo elemento dopo anni in cui non erano più un problema. Dalla pandemia in avanti le commodity sono diventate un tema politico”, ha proseguito Torlizzi, “gli Usa sono l’unica entità che sta cercando a fare un’inversione di marcia mentre l’Europa è ancora sotto choc e non trova la quadra”. Se la Cina “è diventata leader nelle materie prime è perché investono capitale illimitato nel settore minerario. Noi siamo ancora lì col bilancino, questo è l’errore che nasce da un bias ideologico green inventato che fa presa sull’opinione pubblica”. Il tema delle competenze “è fondamentale, nella fisica nucleare l’Italia ha sempre avuto competenze di primo livello. Ancora oggi la nostra ricerca è all’avanguardia, poi è chiaro che serve molto di più”, ha aggiunto Martin, “l’altro aspetto è la ricerca di un lavoro integrato con gli altri Paesi europei, perché si fa fatica a vincere contro la Cina”. Torlizzi ha sottolineato che “c’è un tema di materie prime a livello nazionale e comunitario: l’Ue su impulso Usa ha iniziato ad approfondire il tema. Il tema del fabbisogno è fondamentale, la Germania l’ha fatto per tutti identificando 4 gruppi di materie prime che dovranno essere ristoccate a livello strategico. L’Italia non è stata in grado. Il secondo tema di finanziamento, esiste un mercato molto opaco dove il pricing è fatto spesso da contrattazioni bilaterali. E il terzo punto è quello della logistica e l’Italia si è proposta per ospitare un magazzino che farà da stoccaggio a livello strategico per l’Unione. Io ritengo che le esigenze industriali e di difesa siano superiori a quelle ambientali”.
Sul nucleare, per il primo esperimento, ha spiegato Martin, “ora credo che si siano verificati una serie di eventi che ha fatto sì che l'attività sulla fusione termonucleare ha avuto una forte accelerazione. Qualsiasi forma di energia, dal momento in cui è stata introdotta a quando ha avuto quota di mercato, sono passati decenni.
Non sono d’accordo sulle identificazioni delle priorità: per un fisico, viene da chiedersi, in frutto all’accordo del 2018 tra Iran e Usa, cosa abbiamo ottenuto? Secondo me temi come guardare oltre e mettere in campo la diplomazia, siano fondamentali per una questione di dimensioni. Oggi uno si chiede a livello europeo come siamo finiti in questa situazione avendo scatenato una guerra nel corridoio strategico senza pensare di poterla vincere in una settimana”.