I dati preliminari diffusi ieri dall'Istat fotografano un'Italia che continua a crescere e a consolidare il risanamento dei conti pubblici, ma che paga ancora il conto di scelte scriteriate del passato, a cominciare dal Superbonus 110% varato sei anni fa dal governo guidato da Giuseppe Conte. Nel 2025 il rapporto tra indebitamento netto e Pil si è attestato al 3,1%, in miglioramento rispetto al 3,4% del 2024 ma leggermente superiore al 3% indicato nel Documento programmatico di finanza pubblica. Un solo decimale separa il Paese dall'uscita formale dalla procedura europea per deficit eccessivo, e proprio quel decimale è appesantito dalla coda finanziaria della misura.
La crescita, invece, è pienamente in linea con l'impostazione prudenziale dell'esecutivo. Il Pil reale aumenta dello 0,5%, esattamente come previsto dal governo, mentre in valori correnti raggiunge i 2.258 miliardi di euro, con un incremento del 2,5%. A trainare è soprattutto la domanda interna, che al netto delle scorte contribuisce per 1,5 punti percentuali alla variazione complessiva. Pesano invece la domanda estera netta e la dinamica delle scorte, in un contesto internazionale ancora instabile. Gli investimenti fissi lordi rimbalzano del 3,5%, i consumi finali nazionali crescono dello 0,9%, l'occupazione aumenta dell'1,3% e i redditi da lavoro dipendente segnano un +3,8 per cento.
Anche i saldi pubblici mostrano segnali di miglioramento strutturale. Il saldo primario sale allo 0,7% del Pil, rispetto allo 0,5% dell'anno precedente. Le entrate crescono del 4,5% e il saldo corrente migliora in modo significativo. Aumenta la pressione fiscale, che passa dal 42,4% al 43,1%, mentre la spesa per interessi registra un rialzo dell'1,9%. Il debito si attesta al 137,1% del Pil. Sul dato del deficit è intervenuto il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, sottolineando la natura provvisoria delle cifre e indicando con chiarezza la causa principale dello scostamento rispetto al 3 percento. «È un dato provvisorio, prima delle comunicazioni che l'Italia farà all'Ue. Cercheremo di capire le valutazioni Istat. Peccato per il colpo di coda del Superbonus condomini, causa principale del dato di oggi», ha dichiarato.
Il Superbonus 110% doveva essere una misura temporanea di sostegno all'edilizia. Nei fatti si è trasformato in un intervento dai costi fuori controllo. Secondo gli ultimi aggiornamenti, le detrazioni maturate superano i 130 miliardi di euro per lavori conclusi a fine gennaio, di cui 85 miliardi per i condomini, con un costo complessivo stimato attorno ai 170 miliardi per le casse pubbliche. Una dinamica che continua a riflettersi sui saldi anche dopo la sostanziale chiusura dell'incentivo e che pesa ancora oggi sui margini di manovra.
Da Bruxelles, intanto, prevale l'attesa. Un portavoce della Commissione europea ha spiegato che i dati preliminari saranno trasmessi a Eurostat per la validazione. La valutazione sulla posizione dell'Italia avverrà nell'ambito del Pacchetto di primavera del Semestre europeo 2026, sulla base dei dati di consuntivo 2025. Solo allora si capirà se il Paese potrà uscire formalmente dalla procedura.
Un passaggio non solo simbolico: il rientro sotto la soglia del 3% consentirebbe infatti all'Italia di attivare pienamente anche gli strumenti collegati al piano europeo ReArm Europe, a partire dal possibile accesso al prestito Safe e alla clausola di salvaguardia per la difesa prevista dalle nuove regole.