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Il bilancio di metà mandato: vittoria su migranti e Gaza. Restano i dubbi in economia

Nonostante le polemiche sull'Ice, numeri dalla sua e risultati innegabili. Rimandato sui conti

Il bilancio di metà mandato: vittoria su migranti e Gaza. Restano i dubbi in economia
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«Più grande e migliore, più ricca e più forte che mai». L'America raccontata da Donald Trump nel discorso sullo Stato dell'Unione stenta a riflettersi nei sondaggi che attribuiscono al Presidente consensi intorno al 40 per cento. Un risultato decisamente inferiore a quello ottenuto nel primo anno dai suoi predecessori. Nei fatti, però, va fatta la tara un po' a tutto.

Se il discorso si fonda sulle tipiche iperboli trumpiane i sondaggi riflettono un sentimento plasmato da dei media assai ostili all'inquilino della Casa Bianca. Certo The Donald è bravissimo a farsi detestare, ma ridurre il tutto ad una montagna di falsità inesattezze ed esagerazioni, - come fa il New York Times nel suo fact checking - non aiuta a capire dove vadano l'America e il suo Presidente.

Prendiamo il contrasto all'immigrazione irregolare segnato, negli ultimi mesi, dallo scontro sui metodi dell'Ice. Ora - nonostante i metodi discutibili dell'agenzia federale - non si può dire che Donald Trump abbia fallito. E a dimostrare il contrario sono proprio i numeri forniti dal quotidiano della grande Mela. Esemplare il confronto tra i 29mila clandestini transitati dalla frontiera messicana nel gennaio 2025 e gli appena 6mila di quest'anno. Per il Nyt quei rimanenti 6mila sono la prova del fallimento. Il quotidiano scorda però una differenza sostanziale. Prima gli illegali venivano rilasciati. E ci riprovavano. Ora tutti quelli acciuffati vengono detenuti o rimpatriati. Per non parlare della sproporzione fra gli oltre 8 milioni di passaggi clandestini registrati dall'«Us Custom and Border Protection» al confine sud nell'era Biden e gli appena 90.084 del primo anno di Trump.

Ma veniamo all'economia tema su cui il presidente rischia di giocarsi le elezioni di midterm. Trump sostiene di aver ereditato da Biden «una nazione in crisi con un'economia stagnate, un inflazione a livelli record» e di averla portata ad «una svolta epocale». Se l'iperbole di Trump è esagerata, altrettanto lo è il «falso» con cui il Nyt liquida la sua affermazione. Anche perché la differenza tra l'inflazione al 9% dell'estate 2022 e il 2,4% registrato a febbraio dal Bureau of Labor Statistics non è un'opinione.

Altrettanto discutibile appare il tentativo di smentire il Presidente sulla lotta alla criminalità. Stando al Council of Criminal Justice, nel 2025 si è contata, infatti, una media di 4 omicidi ogni 100mila abitanti, uno dei livelli più bassi della storia Usa. Più complessa l'analisi quando il Presidente sostiene di aver trasformato gli Usa nel paese più attraente per i grandi investitori internazionali pronti a trasferire oltre 18 trilioni di capitali a fronte del trilione registrato nel quadriennio precedente. Molti di quei 118 trilioni sono sicuramente frutto dell'esuberanza trumpiana e di promesse di alleati arabi destinate a non realizzarsi. Ma se anche la realtà si fermasse ai 9,7 trilioni di investimenti certificati dall'ufficio stampa della Casa Bianca l'indice di attrazione dell'economia Usa supererebbe quello del resto del globo.

Anche la guerra e la pace di Trump rientrano nella classica categoria dei bicchieri «mezzi pieni» o «mezzi vuoti». Chi sottolinea come il cessate il fuoco a Gaza e le trattative sull'Ucraina siano lontane dall'aver regalato la pace dimentica che dal 7 ottobre 2023 alla fine del suo mandato Biden non riuscì mai a fermare i bombardamenti israeliani. E che il suo mandato non partorì un sola proposta negoziale sull'Ucraina. Sul fronte della guerra l'attacco all'Iran - condannato da molti democratici e criticato persino dall'elettorato Maga - nasconde, invece, una prospettiva senza precedenti.

La caduta di un regime iraniano più debole che mai libererebbe Yemen, Irak e Libano dalla presenza delle milizie sciite creando uno scenario completamente nuovo per un Medioriente su cui grava, da oltre 47 anni, l'influenza della Repubblica Islamica. E chi scommette su un insuccesso dimentica un precedente. Il blitz che ha messo fine al regno di Maduro in Venezuela rappresenta uno dei blitz militarmente e strategicamente più efficaci degli ultimi 50 anni.

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