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Cardinali Usa contro Trump: sotto accusa il ruolo morale dell’America nel mondo

Tre cardinali Usa vicini a Papa Leone XIV sostengono che gli ultimi eventi in Venezuela, Ucraina e Groenlandia hanno sollevato questioni fondamentali sull'uso della forza militare

Cardinali Usa contro Trump: sotto accusa il ruolo morale dell’America nel mondo
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"Il ruolo morale dell'America nell'affrontare il male in tutto il mondo" è sotto esame per la prima volta da decenni. L'ultima bordata contro Donald Trump non arriva dai partner europei, sempre più distanti dallo storico alleato sui principali dossier internazionali, ma dagli arcivescovi di Chicago, Newark e Washington. I tre cardinali (rispettivamente Blase Cupich, Joseph Tobin e Robert McElroy) hanno espresso forti critiche alle azioni dell'amministrazione repubblicana in un insolito comunicato rilasciato nella giornata di ieri. Un'iniziativa che, riferisce il New York Times, intensifica le denunce della Chiesa cattolica statunitense nei confronti dei massimi leader del Paese.

Nel 2026, si legge nella dichiarazione stilata dai tre alti esponenti del clero, "gli Stati Uniti sono entrati nel dibattito più profondo e scottante sul fondamento morale delle azioni dell'America nel mondo dalla fine della Guerra Fredda". Forte il richiamo all'attualità contenuto nel documento. Per i tre cardinali, infatti, gli ultimi avvenimenti in Groenlandia, Ucraina e Venezuela "hanno sollevato interrogativi fondamentali sull'uso della forza militare e sul significato della pace".

Sebbene nel comunicato il presidente americano non venga nominato, è chiaro il riferimento alle mosse del tycoon. Per gli alti prelati "il dibattito nazionale sui fondamenti della politica americana è afflitto da polarizzazione, faziosità e ristretti interessi economici e sociali". Dopo aver avanzato le loro critiche, i cardinali chiedono una "politica estera autenticamente morale" in cui "l'azione militare deve essere vista solo come ultima risorsa in situazioni estreme, non come un normale strumento di politica nazionale".

Le parole dei tre alti esponenti del clero Usa arrivano a pochi giorni di distanza dal discorso pronunciato ad inizio gennaio da Papa Leone XIV, il quale, rivolgendosi agli ambasciatori presso la Santa Sede, ha affermato che "una diplomazia che promuove il dialogo e cerca il consenso tra tutte le parti sta venendo sostituita da una diplomazia basata sulla forza, sia da parte di singoli individui che di gruppi di alleati". "La guerra è tornata di moda", ha avvertito Leone XIV aggiungendo che è stato "completamente minato" il principio che dopo la Seconda Guerra Mondiale ha proibito agli Stati di usare la forza per violare i confini altrui.

McElroy, l'arcivescovo di Washington, ha ribadito in un'intervista che il ricorso alle armi "non dovrebbe essere un normale strumento di politica estera" e "non dovrebbe essere usato per accrescere la ricchezza di un determinato Paese". Inoltre McElroy ha sottolineato che l'assistenza umanitaria è un obbligo per ogni nazione. Un ulteriore riferimento critico, neanche troppo velato, ai tagli agli aiuti umanitari approvati dalla Casa Bianca.

Secondo il Washington Post, le critiche espresse dall'attuale pontefice, originario di Chicago, e dai tre cardinali a lui vicini potrebbero essere più difficili da ignorare tra gli statunitensi rispetto a quelle pronunciate da Papa Francesco, ritenuto portavoce di un sentimento antiamericano. Le riserve di Leone XIV si estendono anche alla politica interna del tycoon, in particolare al trattamento dei migranti negli Usa da lui definito "disumano".

Un giudizio di cui la Casa Bianca dovrà in qualche modo tenere conto nell'anno delle elezioni di midterm e che si somma alle perplessità rilevate nei sondaggi sulle azioni degli agenti federali a caccia di migranti irregolari.

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