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Colombia, svolta a destra. "El Tigre" sogna da leader

De la Espriella, anti-narcos tutto ordine e sicurezza, vince a sorpresa il primo turno. Endorsement dei centristi

Colombia, svolta a destra. "El Tigre" sogna da leader
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Contro tutti i sondaggi della vigilia, l'avvocato della destra Abelardo de la Espriella ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali colombiane con il 43,7% dei voti precedendo il delfino del presidente Gustavo Petro, l'ex comunista Iván Cepeda, 63enne formatosi nella Bulgaria dell'ex Unione Sovietica, fermo al 40,9%. I due si sfideranno al ballottaggio del prossimo 21 giugno, con «El Tigre», come tutti in Colombia chiamano de la Espriella, in una posizione di forza grazie all'endorsement ricevuto da Paloma Valencia, la candidata del Centro Democratico dell'ex presidente Álvaro Uribe, arrivata terza con il 6,9% dei voti.

Il risultato rappresenta un duro colpo per Petro visto anche il basso astensionismo, con oltre 24 milioni di colombiani che si sono recati alle urne per scegliere chi guiderà la Colombia fino al 2030. Il voto di domenica è stato un vero e proprio referendum sull'eredità politica del primo presidente ex guerrigliero di sinistra della storia colombiana e Petro lo ha perso, anche se non lo ha riconosciuto, paventando presunte frodi, un atteggiamento senza precedenti a detta di numerosi osservatori e media colombiani.

Dopo 24 ore sulla stessa linea di Petro e dopo che «El Tigre» aveva subordinato la propria partecipazione a un eventuale confronto televisivo al riconoscimento del risultato elettorale - «Prima riconosci il risultato delle elezioni e poi discutiamo subito» - Cepeda ieri sera ha accettato la sconfitta a modo suo, dicendo che «non ci sono irregolarità sufficienti per parlare di frode». Parole che testimoniano comunque il clima di forte polarizzazione che accompagnerà la campagna in vista del ballottaggio.

Chi è però l'outsider della nuova destra colombiana? Nato a Barranquilla nel 1976, de la Espriella è uno degli avvocati più noti e controversi del Paese, diventato celebre per aver difeso imprenditori, politici e personaggi pubblici in processi mediatici. Estraneo ai tradizionali schemi della politica colombiana, la sua ascesa politica si è sviluppata attorno a tre mantra: ristabilire l'ordine, rilanciare l'economia e combattere l'impunità. Durante la sua campagna elettorale «El Tigre» ha criticato apertamente la strategia della «pace totale» promossa da Petro, sostenendo che i negoziati con diversi gruppi illegali non hanno prodotto risultati e, anzi, abbiano consentito a narcos di rafforzare la loro presenza sul territorio, soprattutto nel Catatumbo, al confine con il Venezuela.

Sul piano economico de la Espriella punta su sostegno alle imprese, riduzione della pressione fiscale e attrazione di investimenti stranieri, presentandosi come il candidato della crescita. Una strategia che gli ha consentito di conquistare il consenso di ampi settori della classe media, preoccupati per il rallentamento economico e per il deterioramento della sicurezza.

Riuscirà «El Tigre» a confermare il consenso raccolto nelle urne in una vittoria

storica anche al ballottaggio del 21 giugno? Nessuno lo sa perché la Colombia è la patria del realismo magico e dei sondaggi sbagliati ma una cosa è certa: il Paese si prepara a vivere tre settimane ad altissima tensione.

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