Leggi il settimanale

Corruzione, terremoto a Kiev. Yermak lascia: "Vado al fronte"

Tangenti sull’energia, il consigliere del presidente si dimette dopo le perquisizioni: "Disgustato. Sarò sempre amico di Zelensky". Al suo posto Umerov: subito negli States

 Corruzione, terremoto a Kiev. Yermak lascia: "Vado al fronte"
00:00 00:00

Molto di più di semplici dimissioni, piuttosto un terremoto. L’addio di Andriy Yermak, consigliere presidenziale, fedelissimo e grande amico del presidente di Volodymyr Zelensky (era chiamato il «vicepresidente » pur non essendolo) rivoluziona la scena politica dell’Ucraina, aprendo un sanguinoso fronte interno oltre a quello bellico che si avvia a compiere quattro anni.

Il dispotico e pochissimo amato Yermak si è dimesso venerdì, dopo la perquisizione del suo ufficio e del suo appartamento di Kiev nell’ambito dell’inchiesta sulle maxitangenti sull’energia nucleare. Uno scandalo da 100 milioni che ha già minato la fiducia degli alleati nell’amministrazione Zelensky, visto che il burattinaio era un collaboratore del presidente fuggito dal Paese. Quanto a Yermak, secondo le indiscrezioni trapelate sulla stampa, nel giro di tangenti a

Yermak, definito «Alì Babà » dagli inquirenti nel corso dell’inchiesta e sospettato di essere anche la mente del recente attacco contro le agenzie anticorruzione del Paese, sarebbe stata destinata una lussuosa villa nella capitale.

Ma lui fa l’anima candida, specifica che «gli inquirenti non hanno alcun ostacolo. Hanno avuto pieno accesso all’appartamento», garantisce che «da parte mia c’è la massima collaborazione », sostiene di non nutrire alcun rancore nei confronti di Zelensky («era mio amico prima di questo incarico e lo rimarrà anche dopo»), ma poi si toglie qualche sassolino dalle scarpe: «Sono una persona onesta e perbene - ha detto al New York Post -. La mia dignità non è stata tutelata, nonostante sia a Kiev dal 24 febbraio 2022. Pertanto, non voglio creare problemi a Zelensky, vado al fronte». Yermak ha confessato di sentirsi «disgustato» per le accuse che gli vengono rivolte, e «ancora più disgustato dalla mancanza di sostegno da parte di coloro che conoscono la verità».

Zelensky da

parte sua ha inzuccherato l’addio riempiendo di complimenti e affetto l’amico caduto in disgrazia, ma tagliando poi corto così: «Non ci dovrebbe essere motivo di essere distratti da nient’altro che dalla difesa dell’Ucraina»

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica