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Cos’è il narcisismo maligno e perché potrebbe aver colpito Trump

Crescono le preoccupazioni per lo stato di salute mentale del tycoon. L’allarme dei suoi ex collaboratori e il fantasma di Biden

Cos’è il narcisismo maligno e perché potrebbe aver colpito Trump

“Lasciate che Trump sia Trump”. Questa la strategia predicata dai consiglieri del tycoon sin dalla sua irruzione nella politica Usa nel giugno del 2015. Qualsiasi mossa o dichiarazione sopra le righe di The Donald è stata sin qui affrontata richiamando tale filosofia, basata sul rapporto che lega il capo Maga ad un elettorato per anni, se non decenni, trascurato dalla politica mainstream e stanco del perbenismo di facciata dei vari Obama e Clinton. “Nell’era della polarizzazione politica, soprattutto all’interno del partito repubblicano, c’è una parte che apprezza lo stile di leadership” del commander in chief, spiega lo storico di Princeton Julian E. Zelizer al New York Times. “Cosa c’è di più anti-establishment di qualcuno disposto a perdere il controllo”, si domanda l’esperto consultato dal quotidiano statunitense. Con un filo di preoccupazione.

Infatti, la perdita di controllo da parte di Donald Trump, sin qui considerata frutto di una lucida strategia messa in scena dal presidente degli Stati Uniti e quasi alla stregua di una nixoniana “teoria del pazzo” con gli steroidi, adesso spaventa. Americani e non. Le sempre più incendiarie esternazioni del capo della Casa Bianca pronunciate negli ultimi tempi (“un’intera civiltà morirà stanotte”, un messaggio declamato poco prima della scadenza dell’ultimatum contro l’Iran, e i più recenti attacchi al Papa definito “debole sul fronte criminale e pessimo in politica estera”, solo per citarne alcuni) sono finite sotto la lente di ingrandimento degli psichiatri che hanno attribuito al tycoon tratti tipici del “narcisismo maligno”, una sindrome caratterizzata da un mix di comportamenti anti-sociali, aggressività, paranoia, sadismo e personalità distruttiva.

L’allarme sulla salute mentale di The Donald non è nuovo. Nel 2024 oltre 200 psichiatri americani avevano firmato una lettera in cui si metteva in guardia dalla pericolosità di Trump a causa dei “sintomi di un grave e incurabile disturbo della personalità - il narcisismo maligno - che lo rendono “assolutamente inadatto alla leadership”. Tale iniziativa era stata organizzata da un gruppo politico anti-Trump, l’Anti-Psycopath Pac, che, a meno di due settimane dalle elezioni presidenziali, aveva acquistato sul New York Times un’intera pagina pubblicitaria, sotto forma di lettera aperta, per sostenere che il candidato repubblicano rappresentasse “una minaccia esistenziale per la democrazia” negli Stati Uniti.

Il quotidiano El Pais ha consultato una serie di esperti che hanno dibattuto sullo stato di salute mentale del tycoon. “Il cervello di Trump si sta deteriorando in modo scioccante”, ha dichiarato John Gartner, psicologo della Johns Hopkins University facendo inoltre ricorso, anche lui, alla definizione di “narcisista maligno”. Gartner ha spiegato che la malattia in questione, descritta dal sopravvissuto all’Olocausto Erich Fromm per diagnosticare Adolf Hitler, presenta le seguenti componenti: “narcisimo, ovviamente - molti politici ne soffrono - disturbo antisociale di personalità (psicopatia) - mentono, ingannano, danneggiano gli altri, violano le regole e non provano rimorso, cercano vendetta - grandiosità - il loro desiderio è quello di dominare ed essere al di sopra di tutti gli altri; (..) e sadismo: provano piacere nel caos, nella distruzione e nell’umiliazione”.

Non sono però solo gli esperti del settore a lanciare l’allarme. Se non stupisce la battaglia sul tema ingaggiata dai democratici Usa - esponenti del partito dell’asinello hanno presentato una proposta di legge volta ad istituire un organismo indipendente incaricato, ai sensi del 25esimo emendamento, di valutare l'idoneità dell’attuale inquilino della Casa Bianca - fa decisamente più impressione il fatto che a dirsi preoccupati siano elementi che in passato sono stati tra i più stretti alleati del presidente. Come l’ex deputata repubblicana della Georgia Marjorie Taylor Green, la quale ha affermato che la minaccia di distruggere la civiltà iraniana lanciata dal tycoon non era “retorica dura ma follia” e si è detta favorevole all’invocazione del 25esimo emendamento per rimuovere dalla carica il commander in chief. O il complottista Alex Jones che ha dichiarato che “Trump blatera e sembra che il suo cervello non funzioni molto bene”. E ancora, Ty Cobb, avvocato della Casa Bianca durante il primo mandato del repubblicano, secondo cui il presidente è “un uomo chiaramente pazzo”. Valutazione simile a quelle espresse da Stephanie Grisham, ex addetta stampa della White House, e dall’ex capo di gabinetto John F. Kelly.

Anche gli elettori Usa cominciano ad avere crescenti dubbi sulle doti da “genio stabile” di Trump (come lui stesso si è definito anni fa). Un sondaggio Reuters/Ipsos di febbraio ha certificato che il 61% degli americani pensa che il presidente sia diventato più imprevedibile con l’età e solo il 45% afferma che sia “mentalmente lucido e in grado di affrontare le sfide”, in calo rispetto al 54% del 2023. Un dato che va letto alla luce di un altro sondaggio, condotto da YouGov a settembre scorso, il quale ha rilevato come circa la metà degli americani, il 49%, ritiene che Trump sia troppo vecchio per essere presidente, in aumento rispetto al 34% di febbraio 2024.

Per ironia del destino, la presidenza di The Donald rischia di essere azzoppata dallo stesso tema - l’idoneità psicofisica al comando (oltre che la lotta all’inflazione) - che ha afflitto il suo predecessore Joe Biden.

Non è un caso che il portavoce della Casa Bianca Davis Ingle abbia commentato un’analisi del New York Times sullo stato di salute del leader Usa sostenendo che “la lucidità, l’energia ineguagliabile e la storica accessibilità del presidente Trump contrastano nettamente con quanto abbiamo visto negli ultimi quattro anni”. Una linea di difesa che sembra farsi più debole di ora in ora.

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