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"La distensione tattica di Trump": cosa c'è dietro le relazioni tra Usa e Cina

La tregua tra Stati Uniti e Cina appare come una mossa tattica di Trump per ridurre le vulnerabilità economiche americane (soprattutto sulle Terre Rare) senza abbandonare la competizione strategica con Pechino

"La distensione tattica di Trump": cosa c'è dietro le relazioni tra Usa e Cina
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Cosa sta succedendo tra Stati Uniti e Cina? Negli ultimi mesi la politica estera degli Usa nei confronti della Repubblica Popolare Cinese ha attraversato una fase di apparente (attenzione: apparente) distensione che ha sorpreso osservatori e alleati. Dopo anni di escalation commerciale e di crescenti tensioni su questioni tecnologiche e di sicurezza, infatti, l’amministrazione statunitense ha sospeso alcune delle misure più aggressive, mentre Pechino ha ritardato restrizioni su materie prime critiche. Questo nuovo corso si inscrive in un quadro complesso, con Washington che cerca di alleggerire la dipendenza da forniture cinesi (su tutte, quelle relative alle Terre Rare e ai minerali essenziali) pur mantenendo una forte capacità di deterrenza. Di pari passo ci sono settori industriali statunitensi che spingono per stabilità nelle catene di fornitura. La domanda cruciale è però una: un simile allentamento da parte di Donald Trump è da considerare un semplice strumento tattico o l’indizio di un cambio più profondo di priorità nella concorrenza strategica con il Dragone?

La strana strategia di Trump

Secondo quanto riportato dal Financial Times, la tregua emersa non sarebbe frutto del caso ma di un calcolo intenzionale da parte di Donald Trump volto a creare “stabilità strategica”, un concetto che contempla un equilibrio temporaneo nei rapporti bilaterali per ridurre vulnerabilità critiche. L’amministrazione Usa avrebbe così rallentato l’applicazione di nuove restrizioni all’esportazione di tecnologia sensibile verso la Cina; in cambio, Pechino avrebbe posticipato l’attuazione di controlli sulle esportazioni di Terre Rare che avrebbero aggravato le difficoltà delle industrie americane.

Questa sospensione delle ostilità ha portato ad una revisione delle priorità: mentre in passato la sicurezza nazionale e la supremazia tecnologica erano in prima linea, ora l’attenzione sembra spostarsi maggiormente sugli aspetti economici e commerciali. La disponibilità delle Terre Rare, inoltre, ha spinto Washington a cercare alleanze più ampie con partner come Unione Europea, Regno Unito, Giappone e Australia per ridurre l’esposizione verso le catene di fornitura controllate da Pechino.

A proposito dei partner di Washington, la singolare startegia Usa ha generato incertezza tra gli alleati tradizionali degli Stati Uniti, molti dei quali si chiedono quale direzione prenderà la politica americana una volta che la dipendenza dalle forniture cinesi sarà attenuata.

La scommessa di Washington

Non è da escludere che la tregua rappresenti soltanto una fase transitoria in vista di un riassetto strategico più aggressivo. Altri analisti, al contrario, ritengono che l’amministrazione Trump stia ricalibrando la competizione con la Cina focalizzandosi su questioni economiche piuttosto che su confronti diretti in ambito militare.

Le strategie recentemente pubblicate a Washington, tra cui documenti di politica di sicurezza nazionale, sottolineano un equilibrio di potere nell’Indo-Pacifico che eviti il dominio regionale di una singola grande potenza, ma con un’enfasi più marcata sulla cooperazione economica multilaterale. Allo stesso tempo, iniziative con partner internazionali su materie prime critiche e investimenti in supply chain alternative evidenziano la volontà di costruire una rete di sicurezza economica più che un confronto frontale.

Last but not least, la prospettiva di un imminente viaggio di alto livello a Pechino (di Trump) ha messo in evidenza quanto la diplomazia americana stia

tentando di bilanciare deterrenza e dialogo, in un delicato gioco di equilibri che potrebbe ridefinire le relazioni tra le due maggiori economie del mondo nei prossimi anni.

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