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Ecco che cos'è davvero la geopolitica

Su gentile concessione dell'autore, pubblichiamo oggi un estratto di "Geopolitica, storia di un'ideologia", saggio di Amedeo Maddaluno edito da "GoWare"

Ecco che cos'è davvero la geopolitica

Il termine "Geopolitica", dopo decenni di oblio è tornato alla ribalta del linguaggio mediatico e della pubblicistica. Ciò è senz’altro dovuto all’esaurirsi delle grandi narrazioni novecentesche – comunismo, socialismo, socialdemocrazia, liberalismo, persino la dottrina sociale cristiana – e al ritorno sulla scena politiche dello Stato che i teorici della “fine della storia” avevano bollato come obsoleto.

La cifra di lettura del XXI secolo sembra essere quella del confronto tra stati in un’anarchia delle potenze, e non del confronto tra ideologie o tra classi – ad esempio delle ultime due ideologie a proprio modo universalistiche affacciatesi sulla scena strategica negli ultimi due decenni e cioè il liberalismo e liberismo occidentale contro l’islamismo radicale, esauritasi la prima nella grande crisi del 2008 e la seconda arretrata proprio sul piano geopolitico.

Il risveglio dalle illusioni universalistiche è stato brusco: il mondo intellettuale si è fatto trovare impreparato ed ha dovuto riattivare una linea di pensiero per troppo tempo trascurata. Il termine geopolitica è diventato così vittima di una vera e propria bulimia, sino ad essere utilizzato quale sinonimo di “Relazioni Internazionali”, “Politica Estera” e financo di “Strategia Militare”, discipline imprescindibili alla geopolitica, sicuramente non separabili da questa ma ad ogni modo ben distinte. Occorre ribadirlo: la geopolitica studia il rapporto tra statualità e spazio: chiaramente per farsi un quadro geopolitico della politica di uno stato non si può prescindere dal quadro economico, sociologico, demografico, militare, culturale, antropologico (come correttamente sottolinea il moderno filone della geopolitica critica).

In queste pagine abbiamo scelto di concentrarci sulla ricerca delle geopolitiche che hanno fornito una base all’ideologia dello stato: abbiamo scelto quindi di parlare di “geopolitiche”, cioè delle prassi dei vari studiosi e delle varie scuole di studio più che di una Geopolitica con maiuscola, ambito scientifico non privo di un suo valore persino spirituale come studio dello “stato organismo nel proprio spazio”.

Per meglio portare a termine questa indagine abbiamo scelto quindi di non proporre al lettore una storia della Geopolitica – non troverete in questo libro i Tucidide e i Machiavelli o tanti studiosi del pensiero militare che hanno lambito intelligentemente la geopolitica – ma di proporgli una disamina delle scuole e delle prassi geopolitiche divise per paesi: non potevamo quindi non partire dall’ottocento e non focalizzarci sulle tradizioni statali a più marcata vocazione imperiale nel mondo contemporaneo, moderno e post-moderno.

Correderemo l’analisi di contesto con un riassunto del pensiero di singoli autori rappresentativi, veri e propri capiscuola. Analizzeremo il pensiero geopolitico partorito dalle culture tedesca, anglosassone, russa e proveremo ad aprire uno squarcio sul pensiero geostrategico cinese. Concluderemo con una riflessione su una nazione che imperiale non lo è mai stata fino in fondo: la nostra Italia, per provare a mettere a fattor comune gli spunti dei capitoli precedenti. Il tutto andando alla ricerca di filoni culturali e dei minimi comuni denominatori delle scuole geopolitiche.

Il nostro fine, in definitiva, è quello di cogliere come le geopolitiche hanno contribuito a costruire le autorappresentazioni e le autonarrazioni delle nazioni. Perché? Perché la geopolitica può fornire, nello smarrimento della post-modernità liquida – per dirla con Bauman – un’interessante chiave di lettura dei rapporti di forza del mondo – anche se non l’unica: sarebbe interessante capire quanto pesino ancora le dialettiche di classe, ad esempio. Per farlo va però salvata in primis dalle confusioni tassonomiche di cui parlavamo in apertura e in secundis da sé stessa, o meglio da quegli autori che ne sviliscono il valore scientifico – e forse spirituale? – per renderla una semplice cassetta degli attrezzi nelle mani del potentato di turno, o peggio ancora la giustificazione ideologica di qualche sciovinismo momentaneo. Cercheremo di essere rigorosi ed oggettivi, ma dovremo per forza effettuare una cernita di autori giocoforza incompleta.

Se saremo riusciti a gettare il proverbiale sasso nello stagno, a stimolare un dibattito e a spingere chi ne sa più di noi a correggere le mancanze di questo lavoro avremo senz’altro raggiunto il nostro obiettivo.

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