Ci mancava solo il Dalai Lama, leader dei buddisti tibetani, costretto a negare di aver mai incontrato il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, dopo essere stato preso di mira, in qualità di nemico di Pechino, dai media di regime cinesi per le 154 citazioni contenute nei file diffusi dall'amministrazione americana. Lo scandalo ha già creato le prime scosse di quelli che potrebbero trasformarsi in veri e propri terremoti, politici e non solo, da Londra a Washington, da Parigi a Tel Aviv a Oslo, con rischi ormai serissimi di fine corsa per il primo ministro britannico Keir Starmer.
In queste ore, il caso morde alle calcagna il capo del governo di Londra e rischia di dargli il colpo finale, dopo aver distrutto l'immagine dell'ormai «ex» principe Andrea, fratello di Re Carlo III spogliato di titoli e privilegi per le accuse sul giro di minorenni di Epstein. Il leader inglese le sta tentando tutte per salvarsi e ha di fatto costretto ieri alle dimissioni il suo capo di Gabinetto, Morgan McSweene, spinto a scusarsi per aver nominato ambasciatore britannico negli Stati Uniti quel Peter Mandelson immortalato in mutande in un appartamento del finanziere statunitense al fianco di una ragazza in accappatoio. La questione va ormai oltre lo sfruttamento sessuale, ma tocca ragioni di Stato, tanto che i Conservatori chiedono un'indagine, oltre a quella già in corso su Mandelson e sull'ex principe Andrea, anche sull'incontro del premier Starmer con il gigante della tecnologia Palantir, cliente della società di lobbying di Mandelson, prima che si aggiudicasse un contratto di difesa da 240 milioni di sterline.
In Norvegia, lascia l'ambasciatrice per la Giordania, Mona Juul, che aveva avuto un ruolo importante nei negoziati che portarono poi agli Accordi di Oslo per la pace in Medioriente e intratteneva cene e vacanze con Epstein. Secondo i media norvegesi, il finanziere avrebbe perfino lasciato 10 milioni di dollari ai due figli di Juul. In Francia l'ex ministro della Cultura, il socialista Jack Lang, è stato ricevuto ieri al ministero degli Esteri per fornire spiegazioni sui legami con l'ex banchiere. Anche in questo caso si va oltre la questione dei favori e abusi sessuali. Un'inchiesta preliminare è stata aperta dalla Procura finanziaria francese per riciclaggio dei proventi di frode fiscale aggravata che coinvolgerebbe Lang e sua figlia. In Israele, intanto, è finito nel mirino l'ex premier Ehud Barak.
Sullo sfondo di questa torbida vicenda incombe un'ombra inquietante: il sospetto dello zampino dei servizi segreti nemici dell'Occidente dietro al caso, per colpirne le élite. Per questo, dietro iniziativa del premier Donald Tusk, la Polonia ha aperto un'inchiesta sui possibili legami tra Epstein e Vladimir Putin, nell'ipotesi che lo scandalo sia una trappola co-organizzata tra gli 007 di Mosca e l'affarista americano, che per anni ha raccolto e archiviato milioni di pagine e migliaia di documenti e video sui potenti dell'Occidente. L'Fbi «afferma di avere informazioni secondo le quali Epstein gestiva parte del patrimonio di Putin», ha ricordato Tusk. La vicenda è appesa al racconto di una fonte in un rapporto Fbi, senza che l'informazione sia stata mai confermata né resa ufficiale. Ma i dubbi devono essere dissipati dopo che dai file del finanziere morto suicida nel 2019 sono emersi i ripetuti tentativi di incontrare Putin e i rapporti con alti funzionari legati all'intelligence e all'imprenditoria russo, mentre Epstein si offriva di fare da mediatore con Trump prima dell'incontro con il capo del Cremlino a Helsinki nel 2018. Emerge inoltre che il finanziere chiese aiuto a un funzionario vicino agli 007 russi, sostenendo che una donna moscovita stesse ricattando «potenti uomini d'affari» a New York. E spunta pure il segretario alla Marina Usa, John Phelan, tra i passeggeri dell'aereo privato di Epstein nel 2006.
Dopo i Clinton, pronti a testimoniare al Congresso, dopo Bill Gates, finito anche lui nel tritacarne, il linguista e filosofo Noam Chomsky e sua moglie si sono scusati definendo un «grave errore» non aver fatto ricerche sul passato del finanziere. Il legame per ora sfiora Trump, senza scuoterlo. Con l'influencer Maga, Nick Fuentes, che accusa diversi esponenti repubblicani di «minimizzare o travisare i fascicoli» e di «coprirsi a vicenda».
Da Mosca interviene il principale negoziatore
del Cremlino, Kirill Dmitriev, che sui sospetti di un coinvolgimento russo punta il dito contro le «élite di sinistra depravate e bugiarde, che cercano di depistare», sostenendo che il mondo sia «stanco» delle loro bugie.