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Per fortuna era un dittatore

Semplicemente gli stessi ungheresi che avevano scelto Orbán per quattro volte, gli hanno detto di lasciare il governo al vincitore, legittimo, delle elezioni in Ungheria. La cosa più semplice in natura, se davvero siamo ancora un'Europa democratica

Per fortuna era un dittatore
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Alla fine avevamo ragione: l'Ungheria era davvero una democrazia. Peccato che per anni ogni atto di Viktor Orbán, identificato come il peggiore di tutti i mali, fosse la dittatura e il nazismo. E invece no. Era il volere popolare, che è durato 16 anni e che il meraviglioso e banale gesto di recarsi alle urne ha fatto cambiare di segno. Non perché c'è stato un golpe «antifa», perché la Flotilla è risalita lungo il Danubio o perché c'è stato un referendum sulla giustizia, dopo il quale il leader dell'opposizione - come Elly Schlein - ha spiegato in Parlamento che a loro le elezioni politiche non interessano (infatti dalla nascita del Pd nel 2007 le hanno sempre perse ma hanno quasi sempre governato) e che tutto era cambiato. Semplicemente gli stessi ungheresi che avevano scelto Orbán per quattro volte, gli hanno detto di lasciare il governo al vincitore, legittimo, delle elezioni in Ungheria. La cosa più semplice in natura, se davvero siamo ancora un'Europa democratica. Se sarà migliore l'Ungheria di Péter Magyar, che è cresciuto nello stesso partito di destra di Orbán e che la sinistra presto dipingerà come peggiore del suo predecessore, lo vedremo nei prossimi mesi. Ma certamente la sua sarà la stessa Ungheria che ha messo sotto processo Ilaria Salis, la connazionale che il Giornale per primo chiese di aiutare. E a cui oggi contestiamo omissioni sul contratto al suo assistente.

Vedremo se era colpa di Orbán il suo processo e se adesso finirà per magia (e per Magyar). Oppure continuerà, come succede nelle democrazie, dove i poteri sono separati anche quando non c'è la campagna per il fronte del No.

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