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Groenlandia, l’isola si ribella a Trump. "Non vogliamo essere americani"

Il messaggio firmato dai leader dei 5 partiti. Donald insiste: «Sarà nostra in un modo o nell’altro»

Groenlandia, l’isola si ribella a Trump. "Non vogliamo essere americani"
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Donald Trump torna ad alzare i toni sulla Groenlandia, e avverte che la sua amministrazione interverrà sul territorio danese autonomo, «che gli piaccia o meno».
«Vorrei concludere un accordo in modo semplice, ma se non ci riusciamo in modo semplice, lo faremo in modo difficile», spiega il presidente americano inasprendo ulteriormente la retorica nel tentativo di acquisire l’isola artica, a suo dire fondamentale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Copenaghen e i suoi alleati europei della Nato ribadiscono che la Groenlandia non è in vendita, ma Trump spiega che «non vogliamo la Cina o la Russia come vicini. Faremo qualcosa che gli piaccia o meno, perché se non lo facciamo la Russia o la Cina prenderanno il controllo». Nei giorni scorsi è stato invece Stephen Miller, uno dei più stretti collaboratori del tycoon, a chiarire in modo netto le mire dell’attuale amministrazione: quando gli è stato chiesto di escludere l’uso della forza per impadronirsi della Groenlandia, non solo ha rifiutato, ma ha anche messo in dubbio lo status del territorio, ignorando i suoi legami storici con la Danimarca e schernendo l’idea che l’Europa possa opporsi alle truppe Usa.
«La vera domanda è: con quale diritto la Danimarca rivendica il controllo sulla Groenlandia? Ovviamente, dovrebbe far parte degli Stati Uniti», ha spiegato alla Cnn.
Analogamente al Venezuela, l’isola possiede risorse naturali che Trump desidera: ad esempio, 25 dei 34 minerali classificati come «materie prime critiche» dalla Commissione europea, e si ritiene che sia anche ricca di petrolio. Alcuni di questi minerali, necessari per i microchip di intelligenza artificiale, le tecnologie avanzate e l’uso militare, sono stati al centro della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Intanto i leader dei cinque partiti politici rappresentati nel parlamento del territorio (l’Inatsisartut) tra cui il premier Jens-Frederik Nielsen, hanno inviato un messaggio congiunto a Trump, ribadendo che la Groenlandia intende decidere autonomamente il proprio futuro. «Non vogliamo essere americani, non vogliamo essere danesi, vogliamo essere groenlandesi», affermano, chiedendo a Washington di «smettere di mostrare disprezzo per il nostro Paese». Mentre un sondaggio realizzato dall’istituto Voxmeter per i principali quotidiani di Copenaghen rivela come quasi quattro danesi su dieci pensano che gli Stati Uniti possano arrivare a invadere la Groenlandia durante la presidenza Trump. Il 10% degli intervistati si dice fortemente convinto che The Donald possa passare dalle parole ai fatti, mentre un altro 28,3% ritiene plausibile questa ipotesi: quasi il 40%, quindi, non esclude lo scenario più estremo.
E in Danimarca sta montando il boicottaggio anti-Usa: oltre 95 mila persone hanno aderito al gruppo «Boicotta i prodotti americani» nato in risposta alle rivendicazioni di Trump. Coca-Cola, Heinz, Netflix, Amazon sono alcuni dei marchi a stelle e strisce finiti nel mirino, e secondo l’emittente TV 2 Kosmopol ci sono fino a 500 nuove adesioni al giorno.

Nei posti danesi si scambiano dritte per sostituire i brand statunitensi con alternative nazionali ed europee: ad esempio, stop agli abbonamenti Netflix, YouTube e Prime, dentro TV 2 Play, Drtv e Viaplay. Bo Albertus, uno dei promotori, racconta di aver «rinunciato a vini Usa, noci, salsa barbecue, patatine e servizi di streaming».

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