Negli ultimi anni la Cina ha cercato di affermarsi come uno dei principali fornitori di armamenti a livello globale. Tra i suoi clienti troviamo l'Iran e il Pakistan, entrambe finite al centro di due preoccupanti conflitti regionali. Il minimo comun denominatore tra Teheran e Islamabad? L'utilizzo di alcune tecnologie militari avanzate offerte da Pechino. Attenzione però, perché le armi cinesi destinate a Iran e Pakistan non avrebbero sempre soddisfatto le aspettative in termini di performance e affidabilità, lasciando dietro di sé un mistero che solleva domande sulle reali capacità del Dragone nel settore della difesa. Ebbene, questi fallimenti, o comunque fallimenti parziali ma significativi, fanno emergere alcuni dubbi…
Le armi cinesi in Iran e in Pakistan
L'Iran, da sempre un cliente strategico per la Cina, è stato uno dei principali destinatari delle armi cinesi, soprattutto per quanto riguarda i missili e i sistemi di difesa aerea. Al netto delle difficoltà imposte dalle sanzioni internazionali, Pechino ha continuato a rifornire Teheran, puntando su una cooperazione che avrebbe dovuto rafforzare il suo arsenale.
Attenzione però perché, come sottolineato dal South China Morning Post, già in passato i missili e i radar cinesi forniti all'Iran non avrebbero soddisfatto le aspettative di Teheran, che ha continuato a cercare soluzioni alternative. Le problematiche principali sono emerse in termini di affidabilità dei sistemi: molti dei missili cinesi non hanno raggiunto le performance promesse, lasciando l'Iran in difficoltà nell'affrontare minacce regionali. Questo insuccesso ha portato Teheran a intensificare i suoi legami con Mosca, cercando nell’industria russa soluzioni più avanzate.
Anche il Pakistan ha incontrato difficoltà nell’integrazione e nell’adozione di armamenti cinesi. The Diplomat ha scritto che Islamabad ha dovuto affrontare problemi nell'integrare i sistemi cinesi con quelli occidentali già in uso nelle sue forze armate, con difficoltà logistiche e operative. Inoltre, sebbene la Cina sia un fornitore economico di armamenti, la qualità di alcuni dei suoi prodotti è stata messa in discussione.
Il caso del sistema di difesa aerea HQ-9B
La distruzione di massa nelle città iraniane in attacchi aerei coordinati da Stati Uniti e Israele avrebbe messo in luce, nello specifico, l'incapacità del sistema di difesa aerea di Teheran di intercettare i proiettili in arrivo. Il sistema in questione è l'HQ-9B, che l'Iran aveva recentemente acquistato dalla Cina per potenziare il proprio arsenale, è lo stesso che non era riuscito a proteggere adeguatamente gli obiettivi in Pakistan quando l'India aveva lanciato l'Operazione Sindoor.
Certo, la performance del jolly cinese potrebbe indicare difetti e carenze, ma è anche possibile che la potenza aerea combinata di Stati Uniti e Israele abbia appena sopraffatto l'infrastruttura supportata dall'HQ-9B. Ma di cosa parliamo? Sviluppato dalla China Aerospace Science and Industry Corporation, l'HQ-9B si ispira ai sistemi russi S-300PMU e americani Patriot PAC-2, ma si è evoluto in un sistema di difesa aerea completamente indigeno. È stato testato per la prima volta nel 2006 ed è in uso da un decennio.
Sappiamo che ha una gittata di 260 km e che può raggiungere i 50 km per abbattere
proiettili ad alta quota. Il radar attivo e il sistema di ricerca passivo a infrarossi lo rendono efficace contro gli aerei stealth; sarebbe poi in grado di ingaggiare simultaneamente 6-8 bersagli e tracciarne fino a 100.