I riflettori della Cina sono puntati sull’Oceano Indiano dove potrebbe presto prendere forma un progetto destinato a stravolgere gli equilibri globali. È l’isola di Great Nicobar, dove l’India ha avviato un piano da circa 10 miliardi di dollari che potrebbe trasformare un remoto avamposto in un hub commerciale e militare.
Il progetto indiano che spaventa Pechino
Il nodo centrale è lo Stretto di Malacca, passaggio obbligato per gran parte del commercio e delle importazioni energetiche cinesi. Come sottolinea la testata indiana The Sunday Guardian, oltre l’80% del petrolio diretto verso Pechino transita da questo corridoio marittimo, rendendolo un punto vulnerabile in caso di crisi.
È qui che entra in gioco il Nicobar Project: le isole Andamane e Nicobare, per posizione geografica, controllano l’accesso settentrionale allo stretto. Per decenni Nuova Delhi ha sottoutilizzato questo vantaggio naturale ma ora il suo nuovo piano prevede un porto di trasbordo a Galathea Bay, un aeroporto internazionale, infrastrutture energetiche e una nuova città.
Detto altrimenti, Delhi vorrebbe sviluppare una presenza stabile capace di influenzare una delle rotte marittime più cruciali del pianeta. Per Pechino, che da anni cerca alternative al cosiddetto “dilemma di Malacca”, significa vedere restringersi ulteriormente i margini di sicurezza.
Great Nicobar sits astride the Six Degree Channel, the western approach to the Malacca Strait. With 30-40% of global container traffic passing through this chokepoint, the island is gateway to the world’s busiest trade routes.
— Netram Defence Review (@NetramDefence) April 29, 2026
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Un piano gigantesco
Esiste una dimensione militare che, agli occhi della Cina, rende il progetto un incubo strategico. L’India sta rafforzando basi aeree e navali nell’area, inclusa INS Baaz, già operativa, e nuove strutture capaci di ospitare velivoli da pattugliamento e caccia. In caso di tensioni — ad esempio su Taiwan — Nuova Delhi potrebbe teoricamente monitorare o persino ostacolare il traffico marittimo diretto verso la Cina.
Questo scenario si intreccia con la competizione più ampia tra le due potenze nell’Oceano Indiano, dove Pechino ha costruito negli anni una rete di porti e infrastrutture, la famigerata “catena di perle”. Ecco: il Nicobar Project rappresenta la risposta indiana.
Attenzione però, perché a differenza delle installazioni cinesi sparse nella regione, Great
Nicobar si trova esattamente nel punto nevralgico dei flussi commerciali. Inoltre, il nuovo porto potrebbe competere con hub come Singapore, trattenendo traffico e rafforzando l’autonomia logistica indiana.