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Mail del Pentagono ipotizza la sospensione della Spagna dalla Nato. Sanchez: "Ci basiamo solo su atti ufficiali"

Un’email interna rivela opzioni drastiche contro gli alleati “riluttanti” nella crisi con l’Iran, mentre emergono crepe sempre più profonde nei rapporti tra Stati Uniti ed Europa

Mail del Pentagono ipotizza la sospensione della Spagna dalla Nato. Sanchez: "Ci basiamo solo su atti ufficiali"
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Una frattura profonda attraversa e spacca l’Alleanza Atlantica nel pieno della crisi internazionale legata al conflitto tra Stati Uniti e Iran. Secondo rivelazioni di Reuters, un’email interna del Pentagono avrebbe ipotizzato misure senza precedenti contro alcuni alleati europei ritenuti poco collaborativi, tra cui la possibile sospensione della Spagna dalla NATO. Un segnale politico forte, che fotografa il livello di tensione raggiunto nei rapporti transatlantici e apre interrogativi sul futuro stesso dell’Alleanza.

Interpellato in merito all'e-mail, il portavoce del Pentagono Kingsley Wilson ha risposto: "Come ha affermato il presidente Trump, nonostante tutto ciò che gli Stati Uniti hanno fatto per i nostri alleati della NATO, loro non sono stati al nostro fianco. Il Dipartimento della Guerra garantirà che il Presidente disponga di opzioni credibili per assicurare che i nostri alleati non siano più una tigre di carta e che facciano invece la loro parte. Non abbiamo ulteriori commenti da rilasciare su eventuali deliberazioni interne in tal senso", ha chiosato.

Una frattura strategica

La notizia nasce da una comunicazione interna ai vertici del Pentagono che elenca opzioni punitive verso gli alleati considerati “difficili” nel contesto della guerra con l’Iran. Tra queste, figura la possibilità di sospendere la Spagna o escludere alcuni Paesi da ruoli chiave nell’organizzazione.

Alla base dello scontro vi è la mancata concessione, da parte di alcuni Stati europei, dei cosiddetti diritti ABO (accesso, basi e sorvolo), considerati dagli Stati Uniti “la base minima” della cooperazione NATO.

Il dossier riflette una crescente irritazione americana per quello che viene percepito come un deficit di solidarietà militare, soprattutto dopo il rifiuto di partecipare alle operazioni navali nello Stretto di Hormuz. Tuttavia, la proposta di sospendere un membro solleva anche questioni giuridiche: il trattato NATO non prevede un meccanismo formale di espulsione, rendendo tali ipotesi più politiche che realmente applicabili.

Il caso Spagna e la crisi con Washington

"Non ci basiamo sulle e-mail. Ci basiamo su documenti ufficiali e posizioni governative, in questo caso degli Stati Uniti", ha tuonato il premier spagnolo Pedro Sanchez, minimizzando la notizia, a margine del vertice Ue informale di Cipro.

La Spagna emerge come uno dei principali bersagli della frustrazione americana. Madrid ha infatti assunto una posizione critica verso il conflitto con l’Iran, rifiutando l’uso delle proprie basi e dello spazio aereo per operazioni militari statunitensi. Il governo spagnolo ha definito la guerra “illegale e ingiusta”, mantenendo una linea coerente nonostante le pressioni diplomatiche e commerciali provenienti da Washington.

Questa posizione ha un peso strategico significativo: la Spagna ospita infrastrutture militari cruciali per gli Stati Uniti nel Mediterraneo e nell’Atlantico. Il rifiuto di cooperare, quindi, ha avuto un impatto diretto sulla capacità operativa americana nella regione.

La tensione riflette anche una divergenza più ampia tra Europa e Stati Uniti sull’approccio al conflitto: mentre Washington ha privilegiato la pressione militare, diversi Paesi europei seguitano a sostenere la necessità di una de-escalation diplomatica.

Oltre Madrid: Falkland, alleanze e nuovi equilibri globali

Le opzioni discusse nel memo del Pentagono non si limitano alla Spagna. Tra le misure ipotizzate figura anche una revisione del sostegno statunitense alla sovranità britannica sulle isole Falkland, un gesto che minerebbe la special relationship con il Regno Unito.

Il contesto è quello di una guerra che ha già messo sotto stress le risorse militari americane e l’intero sistema di alleanze occidentali. La crisi energetica e le tensioni nello Stretto di Hormuz amplificano ulteriormente le divergenze strategiche e il nervosismo tra le due sponde dell’Atlantico.

L’ipotesi, anche solo teorica, di sospendere un Paese membro segna un punto di svolta nel dibattito sulla coesione della NATO.

Più che una misura concreta, il contenuto dell’email del Pentagono riflette un umore e un segnale politico: gli Stati Uniti chiedono un riallineamento strategico. Resta da capire se l’Europa risponderà rafforzando l’autonomia decisionale o cercando un nuovo equilibrio con Washington.

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