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Le mani di Trump sul voto di Midterm

Il presidente: "Troppa corruzione, nazionalizzare le elezioni". L'allarme dei Dem

Le mani di Trump sul voto di Midterm
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Con la crisi di popolarità e le recenti sconfitte in Texas, per Donald Trump sembra crescere la paura di perdere il controllo del Congresso con il voto di Miderm a novembre. E cosi' il presidente compie un nuovo e significativo passo nella sua offensiva contro il sistema elettorale americano, chiedendo ai repubblicani di «nazionalizzare» il voto.

Le sue dichiarazioni segnano un'escalation senza precedenti rispetto alla già nota retorica sulle presunte frodi elettorali, e si scontrano con la Costituzione, che affida ai governi statali la gestione delle consultazioni. Durante un lungo monologo nel podcast conservatore pubblicato da Dan Bongino, suo ex vice direttore dell'Fbi, il tycoon chiede ai funzionari repubblicani di «prendere il controllo delle procedure di voto in almeno 15 stati», pur senza nominarli. Quindi, Trump insiste ripetutamente sul fatto di aver vinto le elezioni del 2020 «in modo schiacciante» e fa riferimento alla perquisizione dell'Fbi nella contea di Fulton, in Georgia, anticipando che «vedrete emergere cose interessanti». La proposta del comandante in capo di nazionalizzare il processo di voto richiama alla mente la sua promessa della scorsa estate di firmare un ordine esecutivo per garantire «la correttezza» delle elezioni di medio termine del 2026 (misura che non ha ancora siglato). E dimostra la sua preoccupazione dopo che negli ultimi sondaggi il suo gradimento è sceso sotto il 40%, mentre i dem stanno collezionando vittorie schiaccianti: dalle governatrici in Virginia e in New Jersey in novembre al democratico Taylor Rehmet che nei giorni scorsi si è aggiudicato un'elezione suppletiva per un seggio al Senato del Texas con un margine di 14 punti percentuali, in un distretto che Trump aveva vinto di 17 punti nel 2024.

Stando alla Costituzione, tuttavia, le elezioni americane sono regolate principalmente dalla legge statale, il che porta ad un processo decentralizzato in cui il voto è amministrato da funzionari di contea e municipali in migliaia di seggi elettorali in tutto il paese. Ma l'inquilino della Casa Bianca ripete da tempo le non provate affermazioni secondo cui le elezioni statunitensi sarebbero piene di frodi e i democratici starebbero perpetrando una vasta cospirazione per far votare gli immigrati clandestini e aumentare l'affluenza alle urne del partito. Questo spiega anche la caccia agli irregolari da parte degli agenti dell'Ice, che qualcuno non esclude potrebbero essere dispiegati davanti ai seggi per scoraggiare il voto delle minoranze. Le sue parole arrivano mentre il dipartimento della Giustizia sta moltiplicando le azioni legali per ottenere le liste elettorali statali, in un clima che allarma esperti di diritto, funzionari elettorali e giudici federali, già intervenuti per bloccare tentativi presidenziali di riscrivere unilateralmente le regole del voto.

Intanto, emerge che Trump ha a disposizione 483 milioni di dollari per aiutare i repubblicani alle elezioni di metà mandato. Una cifra che è più del triplo dei 167 milioni su cui possono contare il Democratic National Committee e i super pac dell'Asinello.

Nonostante i fondi a disposizione, è comunque consapevole che il partito del presidente in carica di solito perde al voto di metà mandato. E peraltro, le recenti polemiche sull'Ice hanno trasformato l'immigrazione, suo punto di forza, nel suo tallone di Achille.

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