“Percepiamo la minaccia nelle acque nazionali; i nostri equipaggi la vivono in prima persona nelle aree operative”, così l’ispettore generale della Marina tedesca, il viceammiraglio Jan Christian Kaack, descrive la crescente tensione che grava sulle forze navali di Berlino. Nel documento pubblicato sul sito ufficiale della Bundeswehr emergono preoccupazioni non solo per l’attività russa nel Mar Baltico e oltre, ma anche per i rischi legati a operazioni ibride e a infrastrutture sottomarine strategiche.
Il punto di partenza è il riconoscimento esplicito di una minaccia concreta: la Germania e i suoi alleati percepiscono un deterioramento della sicurezza anche nei mari nazionali, segnato da attacchi alle infrastrutture sottomarine critiche, comportamenti russi provocatori, uso diffuso di droni di origine incerta e attività di sabotaggio, reali o presunte. Secondo Kaack, queste azioni mirano a logorare psicologicamente le società occidentali, inducendo stanchezza e sfiducia nelle proprie capacità di difesa, e si collocano deliberatamente nelle “zone grigie” sotto la soglia dell’escalation militare.
Nel contesto del quinto anno della guerra di aggressione russa contro l’Ucraina, il documento afferma che anche in Germania non è più possibile escludere un conflitto armato. Per questo, la deterrenza e la prontezza alla difesa richiedono non solo forza materiale, ma soprattutto resilienza mentale, chiarezza di obiettivi e volontà di affermazione. Pur rivendicando i risultati ottenuti da quella che definisce “la più piccola Marina di sempre” — presenza continua in mare, ruolo guida nel Baltico, grandi esercitazioni di tiro e introduzione di nuove capacità aeronavali e senza equipaggio — Kaack riconosce carenze strutturali significative: una flotta ancora troppo piccola, sotto organico e frenata da processi interni lenti e da atteggiamenti attendisti che, in una fase storica critica, rischiano di indebolire la deterrenza e mettere a rischio la vita del personale.
Le priorità per il 2026 sono indicate con chiarezza. La prima è la crescita del personale, anche attraverso il nuovo servizio militare e la costruzione di una riserva numerosa e qualificata. La seconda è una riorganizzazione profonda della Marina, giudicata oggi troppo complessa, “copiosa” nei livelli di comando e ancora orientata alle missioni di stabilizzazione del passato, piuttosto che alla difesa del territorio nazionale e degli alleati. La terza priorità riguarda l’investimento in capacità innovative, in particolare nei sistemi senza equipaggio: droni subacquei, di superficie e aerei dovranno diventare parte integrante della condotta operativa e del combattimento navale già dal 2026. A ciò si aggiunge l’obiettivo concreto di portare in mare almeno due terzi delle unità navali e aeree, legando esplicitamente la valutazione della leadership ai risultati in termini di prontezza operativa.
Oggi alle 11.30, invece, gli Eurofighter italiani Typhoon in Estonia, "sono stati attivati per intercettare un aereo russo BE-200 che si stava avvicinando al Mar Baltico", come riporta il Comando aereo della Nato. Nel 2025, sono stati eseguiti oltre 500 interventi di intercettazione nello spazio aereo della Nato.
Le preoccupazioni espresse dalla Marina tedesca si inseriscono in un quadro più ampio delineato anche dall’intelligence di Berlino.
In diversi rapporti pubblici, i tre servizi di sicurezza di Berlino – l’agenzia per l’estero, quella militare e quella per la sicurezza interna – hanno avvertito che la NATO potrebbe trovarsi di fronte a una capacità russa di attacco entro la fine di questo decennio. Nel loro insieme, questi segnali compongono l’immagine di una sicurezza europea sempre più fragile, in cui il mare – e in particolare il Baltico – assume un ruolo centrale.