
Mosca intensifica la guerra dei droni contro Kiev. Secondo un’inchiesta condotta dalla Cnn, gli attacchi eseguiti dalla Russia con velivoli senza pilota sono passati dai circa 400 di maggio agli oltre 2400 di novembre. E a dicembre, sino ad ora, ne sono stati eseguiti 1700. Per garantire una tale capacità offensiva centrale è il ruolo di una fabbrica segreta collocata nella zona economica speciale di Alabuga, nella regione del Tatarstan a mille chilometri circa dalla capitale russa. Un impianto nel quale dipendenti di giovane età e donne di origine africana lavorano senza sosta per completare la produzione di migliaia di droni.
A sostenere gli sforzi della macchina bellica della Federazione ci sarebbero l’Iran e la Cina. Teheran ha fornito all’alleato russo i suoi droni Shahed subito dopo l’inizio dell’operazione militare speciale e all’inizio del 2023 i due Paesi hanno firmato un’intesa da 1.75 miliardi di dollari che permette a Mosca di produrre “in casa” i velivoli senza pilota. Proprio ad Alabuga sorge l’impianto principale per la costruzione degli Shahed-136 (o Geran-2, come vengono chiamati in Russia). In questo stabilimento, stando ai dati contenuti in un documento trafugato dall’organizzazione di intelligence ucraina InformNapalm, è prevista la produzione di 6000 droni entro il settembre 2025 ma fonti della difesa di Kiev indicano che il target stabilito negli accordi è stato già raggiunto.
La conferma arriva anche dall’Institute for Science and International Security di Washington il cui fondatore David Albright afferma che Mosca “si muove in fretta e lo si vede in tutte le produzioni industriali militari russe. Loro non producono la parte high tech, importano ciò di cui hanno bisogno per farlo ma sono in grado di aumentare la produzione di cose che sono più facili da realizzare, e i droni fondamentalmente non sono così difficili”.
La Cnn rivela che a partire dall’estate scorsa ad Alabuga vengono costruiti i Gerbera, velivoli “esca” di compensato che assomigliano agli Shahed e il cui reale obiettivo è quello di saturare la capacità di difesa aerea dell'Ucraina. I radar di Kiev non riescono infatti a distinguere tra Shahed e i Gerbera. Non stupisce dunque che la Russia abbia deciso di produrne circa 10mila entro la fine dell’anno e con una spesa di gran lunga inferiore rispetto agli “originali”. Immagini satellitari mostrano che nel 2024 sono stati eseguiti importanti lavori di ampliamento dell’impianto di Alabuga. Questa settimana, poi, l’intelligence ucraina ha reso noto che ad aprile un “misterioso incendio” ha distrutto un magazzino dello stabilimento nel quale erano stoccati componenti per i droni del valore di 16 milioni di dollari.
Ad Alabuga vengono impiegati adolescenti russi poco qualificati. Gli specialisti delle risorse umane della fabbrica del Tatarstan hanno inoltre reclutato donne straniere, in particolare dall’Africa dove sono state organizzate delle missioni per promuovere l’impianto. Ad attirare i dipendenti sarebbero stipendi alti e per i cittadini della Federazione la possibilità di evitare il servizio militare.
Agli sforzi bellici del Cremlino non contribuisce solo l'Iran ma anche la Cina, la quale permette di risolvere problematiche legate all’impatto delle sanzioni occidentali sulle catene di approvvigionamento russe.
Tra il settembre del 2023 e il giugno di quest'anno 34 aziende di Pechino infatti hanno "cooperato" con Alabuga fornendo “parti e materiali, attrezzature di produzione” e una di esse ha persino inviato strumenti per proteggere l’impianto dagli attacchi dei droni nemici. Pechino si difende dalle accuse della coalizione occidentale che supporta Kiev sostenendo di non aver mai fornito armi letali a nessuna delle due parti impegnate nel conflitto nell’Europa orientale.- dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
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