Donald Trump svela il piano per mettere le mani sull'oro nero di Caracas, e annuncia che «le autorità di transizione in Venezuela consegneranno agli Usa tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio di alta qualità, non soggetto a sanzioni, per un valore di circa 2,8 miliardi di dollari». «Questo greggio sarà venduto al prezzo di mercato e il ricavato sarà gestito da me, in qualità di presidente degli Stati Uniti, per garantire che venga utilizzato a beneficio del popolo venezuelano e americano», scrive sul suo social Truth, precisando di aver «chiesto al segretario dell'Energia Chris Wright di attuare immediatamente il progetto. Il petrolio sarà trasportato tramite navi cisterna e consegnato direttamente ai terminali di scarico negli Stati Uniti».
Le sue parole hanno immediatamente scatenato l'ira di Pechino, negli ultimi anni principale acquirente di petrolio venezuelano. Mentre la Russia ha schierato mezzi della Marina militare per scortare la petroliera Marinera, inseguita e poi sequestrata dalle forze Usa nell'Atlantico. Wright spiega che Washington controllerà le vendite di greggio «a tempo indefinito» e che «si occuperà della vendita, anzitutto di quello immagazzinato che si è accumulato», e poi «in futuro venderemo sul mercato la produzione che proviene dal Paese latino americano». Secondo il segretario dell'energia, la produzione può crescere nel medio termine di 700mila barili al giorno e gli Usa a suo parere devono controllare le vendite poiché il petrolio è una «leva» per spingere al cambiamento del Venezuela.
Secondo quanto rivela Abc News citando fonti informate, l'amministrazione Trump intanto ha comunicato alla presidente ad interim Delcy Rodriguez che il suo governo deve soddisfare le richieste della Casa Bianca prima di poter estrarre altro petrolio: in primo luogo, Caracas deve espellere Cina, Russia, Iran e Cuba e interrompere i legami economici con queste nazioni. Poi deve accettare di collaborare esclusivamente con gli Stati Uniti per la produzione di petrolio e favorire Washington nella vendita di greggio. La Cina, che sinora ha comprato il 90 per cento circa del totale annuale prodotto da Caracas, afferma tramite la portavoce del ministero degli Esteri che il Venezuela è «uno Stato sovrano con piena e permanente sovranità sulle sue risorse naturali e sulle sue attività economiche» e le richieste americane «violano il diritto internazionale, ledono la sovranità e minano i diritti del popolo».
Gli Stati Uniti, nel frattempo, hanno sequestrato una petroliera battente bandiera russa nell'Atlantico, dopo un drammatico inseguimento durato settimane in alto mare. L'operazione sulla nave sanzionata - che ha cambiato nome da Bella 1 a Marinera dopo essere sfuggita al blocco americano del Venezuela il mese scorso - è stata condotta ieri mattina «per violazioni delle sanzioni in base a un mandato emesso da un tribunale federale degli Stati Uniti, dopo essere stata tracciata dalla Uscgc Munro, unità della Guardia Costiera». E nel Mar dei Caraibi, hanno sequestrato un'altra petroliera sanzionata, la M/T Sophia, che, a loro dire, stava «svolgendo attività illecite». Il Cremlino, forte sostenitore del deposto leader di Caracas, Nicolás Maduro, accusa gli Washington di aver violato il diritto marittimo prendendo in custodia la Marinera: prima Mosca ha schierato navi militari e un sottomarino per scortare la nave attraverso l'Atlantico, poi dopo l'abbordaggio delle forze americane, il ministero dei Trasporti ha annunciato di aver perso ogni contatto.
Il capo del Pentagono Pete Hegseth, da parte sua, precisa che il blocco del greggio sanzionato e illecito rimane in
vigore, ovunque nel mondo. Invece il segretario di stato Marco Rubio riferisce che il governo venezuelano sta collaborando sulla vicenda delle due petroliere sequestrate, e vogliono che il carico «faccia parte dell'accordo».