Leggi il settimanale

Attacchi cyber, strike mirati e "opzione Maduro": ecco come Trump può colpire l'Iran

Donald Trump alza la pressione sull’Iran mentre alla Casa Bianca si moltiplicano le opzioni sul tavolo: cyberattacchi, raid mirati o un’escalation militare. Washington valuta come colpire il regime senza spegnere le proteste e senza innescare una crisi regionale

Attacchi cyber, strike mirati e "opzione Maduro": ecco come Trump può colpire l'Iran

"L'aiuto è in arrivo". Dopo giorni di speculazioni Donald Trump pone fine alle speculazioni: gli Usa sono pronti a colpire l'Iran per fermare il massacro dei manifestanti che da giorni occupano le strade contro il regime degli ayatollah. "Ho cancellato tutti gli incontri con i funzionari iraniani fino a quando non cesserà l'insensato massacro dei manifestanti. Miga!!! (Make Iran Great again, ndr)", ha scritto Trump sul social Truth. Più tardi, alla domanda dei cronisti su che cosa intendesse dire, ha detto: "Dovrete capirlo voi. Mi dispiace".

Proprio oggi il tycoon dovrebbe incontrare di nuovo il team del Pentagono per ripassare tutti i piani sul tavolo insieme a al segretario alla Guerra Pete Hegseth, il capo di stato maggiore Dan Caine e il segretario di Stato Marco Rubio. Secondo fonti sentite dal Wall Street Journal il range di possibili risposte è molto vasto e include l'inasprimento della guerra psicologica (magari inviando nel Paese dispositivi Starlink), attacchi cibernetici contro le forze armate, nuove sanzioni a Teheran e ai suoi alleati, fino ovviamente all'opzione militare.

Da giorni ci sono speculazioni soprattutto sul fronte militare con un possibile blitz in Iran sulla scia di quanto successo in Venezuela. Ma, avvertono gli esperti, lo scenario sarebbe diverso e molto più complesso. Un ex funzionario del dipartimento di Stato sentito dal Financial Times ha spiegato che la Repubblica islamica è un contesto molto più complesso e che condurre operazioni militari e non militari per salvare i manifestanti è piene di incertezze e rischioso.

Il nodo dei raid

Nell'ultima settimana si susseguono fitti contatti tra Casa Bianca e Pentagono. Come ha scritto il New York Times le opzioni sul tavolo dello Studio ovale si moltiplicano. Il primo nodo da sciogliere per il presidente è l'intensità della risposta. Ovvero quanto colpire in profondità e fino a dove spingersi. Se raid di "avvertimento" o qualcosa di più intenso che vada a colpire al punto da provocare uno scossone definitivo al regime indebolito da settimane di proteste.

Un primo approccio potrebbe combinare attacchi informatici con raid specifici sull'apparato di sicurezza interna iraniano, quello impegnato in prima linea nello stroncare le proteste. Un gradino ulteriore potrebbe coinvolgere infrastrutture delle forze armate iraniane e dei guardiani della rivoluzione, in particolare centri di comando e controllo, magazzini delle armi e basi usate dalle forze governative. Nell'individuare i centri di comando da colpire gli Usa dovrebbero ragionare su come incentivare le defezioni delle forze di sicurezza per indebolire l'apparato che stronca le proteste.

La risposta muscolare

Una risposta più muscolare prenderebbe di mira anche leader chiave del sistema di potere iraniano. Già durante il suo primo mandato Trump aveva dato il via libera allo strike che ha poi ucciso il comandante dei pasdaran Qassem Soleimani e negli ultimi mesi aveva avvisato la guida suprema del Paese Ali Khamenei di essere in grado di colpirlo in ogni momento. Un blitz così intenso comporterebbe una possibile risposta dell'apparato militare iraniano, per questo tra i target Usa potrebbero finire i silos dei missili balistici e addirittura i siti del programma atomico, già danneggiati nel giugno dello scorso anno.

Il rischio di spegnere le proteste

Il bilanciamento della forza è fondamentale per evitare di spegnere la protesta. Diversi funzionari della Casa Bianca temono che un intervento eccessivamente muscolare possa alimentare la narrativa del regime che dipinge i manifestanti come "terroristi" al soldo di potenze straniere, in particolare Stati Uniti e Israele. A giugno, durante la guerra dei 12 giorni tra Teheran e Tel Aviv, nonostante la sua impopolarità, il regime aveva raccolto il sostegno di gran parte dei cittadini contro i bombardamenti in territorio iraniano.

Il nodo Khamenei

Il successo dell'operazione Absolute Resolve che ha portato alla rimozione di Maduro ha convinto molti nei corridoi del Pentagono e del dipartimento di Stato che sia una tecnica replicabile e che potrebbe essere efficace anche in un contesto come il regime iraniano. Il senatore del Sud Carolina Lindsey Graham ha ammesso che questo dovrebbe essere il fine ultimo dell'azione americana, ma, sottolineano i funzionari più cauti, il contesto iraniano è diverso.

Il primo problema ha anche a che fare con il dispositivo militare americano presente nell'area. Nell'ultimo anno gli americani hanno ridotto il numero di navi dislocate tra Golfo Persico e Mediterraneo, in particolare per rinforzare la presenza nei Caraibi e nel Pacifico. Non solo. Rispetto al Venezuela, nel caso dell'Iran c'è anche un problema geografico. Mentre la possibilità di Caracas di compiere attacchi di ritorsione era molto limitata, nel caso dell'Iran la risposta potrebbe coinvolgere vari asset americani sparsi in tutta la regione mediorientale.

Per il momento gli Stati Uniti non avrebbero spostato forze militari nella regione in preparazione di un potenziale attacco militare. Il dispiegamento non servirebbe solo per condurre l'attacco ma anche per predisporre una difesa adeguata a tutte le infrastrutture e ai militari di stanza in Medio Oriente.

Ma la comunità di Osint in rete inizia a monitorare il movimento di vettori americani come B-52 e aerei cisterna KC-135, anche se al momento non ci sono conferme definitive. In questo quadro potrebbe inserirsi anche Israele che potrebbe prendere parte all'eventuale attacco contribuendo con parte delle sue forze aeree.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica