La decisione della Corte Suprema che ha bocciato i dazi imposti da Donald Trump ai partner commerciali degli Usa è stata votata con sei voti favorevoli e tre contrari, con tre giudici conservatori che si sono uniti ai tre giudici 'liberal'. La bocciatura dei dazi è stata votata dalle giudici di area progressista Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Ketanji Brown Jackson; con loro hanno votato i giudici conservatori Amy Coney Barrett (nominata nel 2020 da Donald Trump). Neil Gorsuch (scelto sempre dal tycoon nel 2017) e il chief justice John Roberts, scelto nel 2005 dal presidente repubblicano Goerge W. Bush. Hanno dissentito gli altri tre giudici conservatori: Clarence Thoms, Samuel Akito e Brett Kavanaugh.
Il caso proposto alla Corte Suprema riguardava due categorie di dazi: quelli imposti da Trump praticamente a tutti i Paesi del mondo per riparare i deficit commerciali: l'altro gruppo di dazi a Messico, Canada e Cina, affermando che questi paesi sono responsabili del flusso di fentanyl illegale negli Stati Uniti.
La corte ha respinto l'argomentazione del presidente Usa secondo cui una legge del 1977, l'International Emergency Economic Powers Act, autorizzava implicitamente entrambi i gruppi di dazi. "Se il Congresso avesse voluto conferire il potere distinto e straordinario di imporre dazi, lo avrebbe fatto espressamente", ha scritto il chief justice Roberts nella sentenza.
Secondo uno studio della Tax Foundation, nel prossimo decennio i dazi imposti da Trump avrebbero raccolto circa 1,5 trilioni di dollari. Prima di Trump, nessun presidente aveva invocato la legge sui poteri di emergenza come base per imporre dazi.
Tre diverse corti di grado inferiore avevano già dichiarato illegali i dazi, tra cui una corte d'appello federale specializzata, che aveva affermato che la legge sui poteri di emergenza non autorizzava tariffe dell'entità imposta da Trump.