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“Sono stato sull’isola di Epstein”. Bufera negli Usa segretario al Commercio Lutnick

Durante un’audizione al Senato, il segretario al Commercio statunitense ammette di aver visitato nel 2012 la proprietà caraibica del finanziere pedofilo, nonostante in passato avesse assicurato di aver interrotto ogni rapporto

“Sono stato sull’isola di Epstein”. Bufera negli Usa segretario al Commercio Lutnick
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Il segretario al Commercio degli Stati Uniti Howard Lutnick è finito al centro della bufera politica e mediatica dopo aver ammesso, durante un’audizione al Senato, di aver visitato la famigerata isola privata di Jeffrey Epstein nel dicembre 2012. La rivelazione è particolarmente delicata perché contraddice le dichiarazioni precedenti con cui Lutnick aveva assicurato ai senatori di aver interrotto ogni contatto con Epstein già dal 2005, dopo un primo incontro.

Durante la deposizione, Lutnick ha tentato di ridimensionare l’episodio definendolo un incontro “familiare” e di breve durata, sostenendo di essere rimasto sull’isola per quasi un’ora e di non aver assistito ad alcun reato. Tuttavia, il peso simbolico della vicenda è enorme: Epstein è ormai il simbolo di un universo criminale e tossico della cronaca globale, associato a un sistema di sfruttamento sessuale, potere e protezioni trasversali che sta scuotendo la politica americana e occidentale.

I due erano vicini di casa a New York e frequentavano ambienti sociali simili durante il loro soggiorno nello Stato, il che portò Lutnick a essere menzionato più di 250 volte nei fascicoli di Epstein. Nel 2013, Lutnick ed Epstein hanno, inoltre, investito in una società di intelligence privata, l’AdFin Solutions Inc., e la corrispondenza via email suggeriva che Lutnick avesse visitato l'isola privata del milionario, con la sua famiglia, l'anno precedente.

L’audizione al Senato

Nel corso dell’audizione, Lutnick ha confermato di essere stato sull’isola in occasione di una vacanza in barca. Ha dichiarato che con lui c’erano la moglie, i quattro figli e perfino le loro tate, oltre a un’altra coppia di amici con figli. Ha insistito più volte sul fatto che si sarebbe trattato di una semplice sosta, descritta come un pranzo rapido e senza alcuna permanenza prolungata.

La sua strategia comunicativa è stata evidente: costruire una narrazione in cui la presenza della famiglia funge da “garanzia morale” e da prova indiretta dell’assenza di attività criminali. Lutnick ha inoltre affermato di non ricordare con precisione il motivo per cui accettò quella sosta, dettaglio che sta alimentando ulteriori dubbi tra i senatori americani.

Politicamente, però, l’elemento più esplosivo non è tanto la visita in sé quanto la contraddizione con quanto dichiarato in passato. L’ammissione, arrivata in un contesto istituzionale formale, ha aperto uno scenario delicato: se un membro del governo statunitense ha fornito informazioni incomplete o fuorvianti al Congresso, la questione può trasformarsi rapidamente da scandalo mediatico a caso istituzionale e giudiziario.

Il nodo delle contraddizioni: cosa cambia rispetto alle dichiarazioni precedenti

Prima dell’audizione, Lutnick aveva più volte sostenuto di aver interrotto i rapporti con Epstein dopo un incontro nel 2005. Questa linea difensiva si basava su una presa di distanza netta, utile anche a proteggere la sua credibilità nel contesto politico attuale, ove i legami con Epstein vengono considerati una macchia gravissima, anche in assenza di accuse dirette.

L’ammissione del viaggio del 2012 ha però incrinato quella versione. Non si tratta soltanto di una visita casuale: Epstein, già da anni, era una figura nota per la sua rete di relazioni potenti e per i sospetti che lo circondavano. Inoltre, la sua condanna nel 2008 aveva già segnato pubblicamente il suo nome, rendendo improbabile che chiunque lo frequentasse potesse ignorarne in assoluto la reputazione.

Questo ha alimentato l’idea che la relazione tra Lutnick ed Epstein possa essere stata più lunga e meno marginale di quanto descritto: il Congresso, ora, vuole capire se le versioni precedenti siano state omissive e se ci siano altri contatti non dichiarati.

L’impatto internazionale: il “caso Epstein” continua a destabilizzare la politica americana

Il nome di Epstein non è solo un tema di cronaca giudiziaria statunitense: è diventato negli anni una questione internazionale, legata a un sistema di relazioni globali tra finanza, politica e potere. Ogni nuovo dettaglio che coinvolge figure istituzionali riaccende il sospetto che attorno al finanziere esistesse una rete di protezione e complicità più ampia e spaventosa di quanto chiarito finora.

In questo contesto, la posizione di Lutnick appare particolarmente delicata perché ricopre un incarico strategico: il segretario al Commercio è un volto rilevante nei rapporti economici internazionali degli Stati Uniti, e un’ombra di questo tipo rischia di compromettere la sua autorevolezza anche verso partner esteri.

Le richieste di dimissioni, lanciate da settori bipartisan, mostrano quanto il tema sia diventato politicamente ingestibile. Anche se Lutnick nega qualsiasi coinvolgimento illecito, l’opinione pubblica americana e internazionale già considera la sola presenza sull’isola di Epstein come un elemento gravemente compromettente.

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