Le agenzie di intelligence degli Stati Uniti ritengono che la Cina starebbe sviluppando una nuova generazione di armi nucleari e che Pechino abbia condotto almeno un test esplosivo segreto nel giugno 2020 presso il sito di Lop Nur, nel nord-ovest del Paese. L’episodio citato si inserirebbe in un piano più ampio di modernizzazione dell’arsenale strategico del Dragone, col chiaro obiettivo di rafforzarne capacità, precisione e flessibilità operativa. Avvicinandola allo status di pari rispetto a Washington e Mosca. Ecco che cosa sappiamo.
Il potenziamento nucleare della Cina
Secondo quanto riportato dalla Cnn, un’esplosione registrata nel giugno 2020 avrebbe avuto una magnitudo di 2.75, un dato che, alla luce delle analisi tecniche condotte successivamente, sarebbe compatibile con un test nucleare a bassa potenza e non con attività minerarie o fenomeni naturali. L’evento sarebbe tra l’altro avvenuto nonostante la moratoria sui test nucleari che la Cina osserva ufficialmente dal 1996. Ulteriori elementi raccolti dopo l’esplosione avrebbero rafforzato la convinzione che Pechino stia lavorando a sistemi di nuova generazione, inclusi missili capaci di trasportare testate multiple miniaturizzate e armi nucleari tattiche a basso rendimento.
Recent U.S. allegations accuse China of covertly testing nuclear weapons to improve its nuclear science. @csisponi explains 4 reasons that could be behind China's testing.
— CSIS (@CSIS) February 17, 2026
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Queste ultime rappresenterebbero una novità significativa per la dottrina cinese, tradizionalmente fondata sulla deterrenza e sul principio del cosiddetto “no first use”. L’espansione dei siti nucleari e gli investimenti nella sopravvivenza e manovrabilità dei vettori suggerirebbero inoltre un cambio di passo nella strategia militare del Paese.
Dal canto suo Pechino respinge con decisione le accuse. Un portavoce dell’ambasciata cinese a Washington ha parlato di “distorsioni” e “manipolazione politica”, ribadendo che la Cina aderisce alla moratoria sui test e mantiene una strategia nucleare difensiva. Anche il Pentagono ha evitato commenti su specifiche valutazioni d’intelligence, mentre dal Dipartimento di Stato sono arrivate nelle ultime settimane dichiarazioni pubbliche che puntano il dito contro un presunto test segreto.
Le mosse di Pechino
La divulgazione statunitense di dettagli a distanza di quasi sei anni dall’evento appare legata al contesto diplomatico attuale: gli Stati Uniti insistono affinché la Cina entri in un nuovo accordo sul controllo degli armamenti nucleari, in un momento in cui il tradizionale equilibrio tra Washington e Mosca è messo sotto pressione dalla crescita cinese.
È però da tempo che gli Usa insistono sulle mosse nucleari del Dragone. "La Cina sta attraversando la più rapida espansione e l'ambiziosa modernizzazione delle sue forze nucleari della storia, quasi certamente spinta dall'obiettivo di una duratura competizione strategica con gli Stati Uniti e dall'obiettivo di attuare concetti strategici intensificati che esistono da decenni ma che ora vengono realizzati", si poteva leggere in un report della Defense Intelligence Agency del 2024.
Cosa è cambiato nel frattempo? Oltre al contesto geopolitico mondiale c’è un altro aspetto da attenzionare .
"I fautori delle armi nucleari cinesi potrebbero non avere fiducia nei dati limitati raccolti durante soli 45 test, la maggior parte dei quali condotti nell'atmosfera e con strumenti inadeguati", ha spiegato Jeffrey Lewis, esperto di controllo degli armamenti presso il Middlebury Institute of International Studies. Ebbene, secondo i funzionari statunitensi