Keir Starmer potrebbe dimettersi, se il sindaco di Manchester Andy Burnham dovesse vincere le prossime elezioni suppletive ed entrare in Parlamento. Lo rivelava ieri il quotidiano Daily Telegraph citando fonti ministeriali vicino al Premier britannico.
Sembra infatti che in privato il leader laburista sia molto meno baldanzoso di quanto appaia in pubblico e stia considerando ogni opzione possibile sul suo futuro tra cui quella delle dimissioni. Questo però solo nel caso Burnham dovesse uscire vincente dal voto di Makerfield, previsto per il prossimo 18 giugno. Prima di allora non ci sarà alcun annuncio pubblico in proposito, anche per evitare una successione da «liberi tutti». Anche Angela Rayner e il ministro per l'Energia Ed Miliband sembrano essere pronti a rinunciare alle loro ambizioni da Premier nel caso Burnham riesca ad avviare una corsa alla leadership.
Già nei giorni scorsi Starmer ha dichiarato di voler evitare il caos che l'apertura di una simile procedura causerebbe, rafforzando la possibilità delle sue spontanee dimissioni nel caso Burnham fosse l'unico sfidante. La fonte del Telegraph spiega che Starmer, da buon pragmatico, sta semplicemente valutando quali sono le vie d'uscita possibili compresa quella di offrire a Burnham un posto nel suo esecutivo. Un'altra fonte ministeriale vicina a Starmer crede però sia molto improbabile che Burnham possa accettare una simile proposta. «Lui punta a diventare Premier, gli interessa solo quello», ha dichiarato. E infatti, proprio ieri Burnham ha annunciato la propria candidatura «per salvare il partito e per collocarlo saldamente dalla parte dei lavoratori». Per consentire una transizione senza turbolenze Starmer potrebbe fissare le sue dimissioni per settembre, poco prima del Congresso annuale del partito.
Rimane in ballo però l'incognita Wes Streeting, che proprio ieri ha confermato di volersi candidare in ogni corsa alla leadership. Ieri, l'ex ministro alla Sanità ha parlato pubblicamente per la prima volta dal giorno delle sue dimissioni lanciando un forte attacco al Premier, criticando la mancanza di efficienza di questi primi due anni di mandato e affermando che il Labour «è arrivato al governo impreparato in troppi settori, senza una visione chiara di dove andare». «Dall'era Corbyn il partito non ha avuto un reale dibattito al suo interno - ha dichiarato - l'emergenza morale di combattere l'antisemitismo nel Labour ha lasciato poco spazio per un rinnovamento intellettuale o per una discussione nel centro sinistra.
Le iniziative politiche interessanti non possono venir lasciate in sospeso soltanto per timore di quello che diranno i Tories. Invece di vederle come delle sfide, ogni ipotesi di confronto veniva percepita come divisiva e quindi evitata. Per questo è necessario un contesto in cui ogni candidato possa dire la propria». Starmer è avvisato.