"Superate le linee rosse...". Cosa significano le parole di Putin (e perché è pericoloso)

"Superate le linee rosse...". Cosa significano le parole di Putin (e perché è pericoloso)

Ogni guerra ha motivazioni storiche. Ogni odio, ogni moto di violenza ce l'ha. Per i russi, il momento più tragico del Novecento è l'invasione nazionalsocialista. Per gli ucraini, invece, è l'Holodomor, la terribile carestia provocata da Mosca per piegare la popolazione di Kiev. Un odio viscerale di due popoli fratelli che, per lungo tempo, hanno gravitato, più o meno forzatamente, sotto la stessa orbita. Comprendere le ragioni storiche del conflitto di oggi è fondamentale. Sia quelle più remote sia, soprattutto, quelle più recenti. Perché è proprio su questo punto che le due narrazioni, quella occidentale e quella russa, si dividono e, allo stesso tempo, si scontrano.

Oggi il presidente russo, Vladimir Putin, è tornato a parlare e ha ripercorso gli ultimi nove anni di storia ucraina. Iniziando ovviamente dai moti di Maidan: "Tutto è iniziato con un colpo di Stato costituzionale nel 2014, sostenuto dai Paesi occidentali, che sono gli istigatori del conflitto in Ucraina. I Paesi occidentali hanno contribuito a quel colpo di Stato a Kiev, è una cosa ovvia". A quel punto, ha proseguito Putin, "noi siamo stati costretti a proteggere la popolazione della Crimea e in un modo o nell'altro, alla fine, abbiamo sostenuto il Donbass".

Il racconto del presidente russo contiene verità e menzogne, sapientemente mischiate. Certamente i Paesi occidentali hanno sostenuto la rivolta di Maidan, intravedendo in essa una possibilità. Del resto, Zbigniew Brzezinski, politologo americano e consigliere per la sicurezza nazionale di Jimmy Carter, ne La grande scacchiera spiegava come Kiev dovesse abbandonare l'orbita russa per entrare in quella occidentale agli inizi degli anni Duemila. E così è stato. Con un ritardo di una manciata di anni rispetto alle sue previsioni. Certamente, già a partire dal 2014, gli Stati Uniti e la Nato hanno sostenuto Kiev contro la Russia. Del resto, proprio in una recente intervista, il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, "sposava" la ricostruzione storica di Putin affermando che "la guerra non è iniziata a febbraio: dal 2014 la Nato ha supportato Kiev con addestramenti ed equipaggiamenti". E i risultati si sono visti in questo anno di conflitto. Allo stesso tempo, però, il leader russo mente quando afferma di esser stato costretto a intervenire per proteggere la popolazione della Crimea. In una vecchia intervista, infatti, il colonnello russo Igor Girkin (nome di battaglia Strelkov), che all'epoca era alla guida dei soldati russi nella penisola poi annessa da Mosca, ammise che "nel 2014 in Crimea non ci fu alcuna rivolta locale bensì un'invasione russa. Le autorità locali di Crimea furono costrette sotto la minaccia delle armi a sostenere l'annessione da parte della penisola Ucraina". La storia, del resto, si piega sempre alla politica.

Ora però Putin nota una cosa: "L'Occidente ha superato tutte le linee rosse, e persino marroni, fornendo armi al regime di Kiev". A Mosca la misura comincia ad essere colma. E lo si percepisce anche dalla retorica del presidente: "Cosa stanno facendo gli Stati Uniti? Stanno creando sempre più nuove alleanze, e questo dà ragione agli analisti occidentali, ai politologi occidentali che affermano che l'Occidente sta costruendo nuovi assi. La Nato ha scritto che svilupperà relazioni con i Paesi della regione Asia-Pacifico. E questi Paesi sono elencati: ci sono la Nuova Zelanda, l'Australia e la Corea del Sud. E hanno annunciato che avrebbero creato una Nato globale. Gran Bretagna e Giappone all'inizio di quest'anno, a gennaio, hanno firmato un accordo sullo sviluppo di relazioni in ambito militare.

Ecco perché gli stessi analisti occidentali, non noi - ha concluso Putin - affermano che l'Occidente sta iniziando a costruire un nuovo asse, come quello creato negli anni '30 dai regimi fascisti in Germania e in Italia e dal Giappone militarista". La storia, ancora una volta. Che può ripetersi o no.

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