Ci avviciniamo al momento della verità. Dopo una drammatica cancellazione, Trump ha accettato di ripristinare l'incontro beffa manipolato, rinviato, persino spostato in Oman per far piacere agli iraniani, solo perché nove Paesi arabi hanno insistito perché il programma fosse ripreso. Gli iraniani, che desso promettono naturalmente di discutere del nucleare, hanno tirato in lungo i preparativi probabilmente per muovere secondo lo loro convenienza missili, soldati, guardie della Rivoluzione. Trump gli raccomanda minacciosamente di «stare moto attenti». Forse i tentennamenti di Trump, gli «stiamo per attaccare» e i «facciamo un accordo», sono sin dall'inizio parte di una tecnica che consente agli Usa di definire bene gli obiettivi secondo le novità sul campo. Steve Witkoff, l'inviato di Trump per tutti gli affari seri, ha incontrato martedì Netanyahu: la riunione, più di tre ore, è stata dedicata a spiegare a Witkoff perché nonostante le buone intenzioni, non avrebbe mai funzionato né la condizione di rinunciare all'ambizione atomica né quella di riformare alla base il regime. Perché il progetto atomico è l'anima, l'incarnazione dell'idea stessa della venuta finale e messianica del Mahdi, come vuole la Shia islamica, il coronamento del potere islamico mondiale. Non può essere abbandonato a meno di rinunciare a sé stessi. E rinunciare a sé stessi, una volta incaricati da Dio, come si vedono gli Ayatollah, sarebbe come tradire la missione celeste. Tantomeno possibile per gli Ayatollah rinunciare ai proxy armati che combattono per il potere islamico, come Hamas e gli Ayatollah, e mantengono una situazione di eterna tensione che certifica il potere mondiale dell'Iran, basato anche su un rapporto di reciproca convenienza con la Cina e la Russia proprio per questa capacità iraniana di tenere acceso un fuoco infernale che disturba molto l'Occidente intero. In primis, naturalmente gli Stati Uniti e Israele. E anche adesso, nei guai fino al collo, con l'economia collassata e la popolazione in rivolta, questa è la verità, l'Iran è diverso da noi, non prevede la convenienza, il bene della popolazione: Israele di illusioni pacifiste se ne intende bene. In terzo luogo, c'è la personalità di Trump: Witkoff è pacifista e soprattutto un uomo d'affari, ma Trump vuole la sua pace, che sia aderente ai suoi principi, e che disegni la biografia che vuole lasciare ai posteri: dunque ricordiamoci che aveva promesso alle grandi torme di manifestanti nelle strade iraniane e al resto del mondo occidentale di arrivare con la sua immensa «armada» in difesa della popolazione innocente, aveva chiesto di resistere e di battersi contro il regime violento e fascista in Iran, mentre saliva il prezzo in sofferenza e morte dei giovani.
Nessuno se ne dimenticherà mai, dopo che i corpi degli uccisi si sono accumulati nelle morgue: Trump non può ignorare la macchia eterna se cancella, come Obama, il sacrosanto impegno.
Adesso l'«armada» è arrivata, chi può più fermarla? Inoltre, quarto elemento, con l'Iran che seguita a disegnare un Medioriente sotto la minaccia atomica e con la cancellazione di Israele come primo obiettivo, non c'è disegno di pace che tenga, nessun Premio Nobel in vista, nessuna crescita vera degli accordi di Abramo e di una amicizia intercontinentale anche con l'Europa e l'India. L'Iran ha dunque ottenuto di ripristinare il colloquio cancellato sul nucleare ma chi potrà più crederci?