Politica estera

Svolta in Olanda. Wilders: raggiunto l'accordo per formare il governo

A sei mesi dall'elezioni i quattro partiti si accordano per il nuovo esecutivo "ibrido": non accadeva dal 1918. Ma il nome di Wilders resta divisivo

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A quasi sei mesi dalle ultime elezioni politiche, i Paesi Bassi avranno finalmente un esecutivo. Tutto spostato a destra, il governo sarà formato da PVV, VVD, NSC e BBB. "Abbiamo un accordo negoziale”, ha dichiarato il leader del PVV Geert Wilders. Ancora, però, alcuna notizia sul candidato primo ministro. “Abbiamo parlato anche del primo ministro, riprenderemo quel discorso in un secondo momento. Non posso dire di più adesso", ha aggiunto il vincitore delle elezioni.

L'accordo è stato raggiunto tra i quattro partiti: il PVV di Wilders, il partito pro-agricoltori BBB, il partito liberale VVD e il nuovo partito anti-corruzione NSC. Non è ancora chiaro chi sostituirà Mark Rutte, lanciato verso altre poltrone nonchè candidato a segretario generale della NATO. Il nome dell'ex ministro dell'Istruzione e dell'Interno Ronald Plasterk, che ha avuto un ruolo chiave anche nella supervisione dei primi negoziati, è quello che circola da tempo e con maggiore frequenza. I partiti dovranno ora discutere l'accordo con i rispettivi gruppi di deputati per l'approvazione definitiva. A marzo era stato deciso di optare per un governo parzialmente tecnocratico composto per il 50% da politici e per il restante 50% da persone esterne alla politica. Una particolarità che si è presentata l'ultima volta nel 1918, quando Paesi Bassi si dotarono di un esecutivo "ibrido".

Nel novembre scorso, dopo 13 anni di Mark Rutte, il Partito per la libertà Wilders aveva sfondato. Già in testa fin dai primi exit poll, i primi risultati ufficiali ne avevano da subito confermato la vittoria elettorale. Da quel momento fu subito chiaro che il risultato storico avrebbe permesso a Wilders di condurre in prima persona le trattative e di condurre la scena politica dei Paesi Bassi, magari negoziando un accordo con il centro-destra di Dilan Yesilgoz. Anche il Movimento dei cittadini boeri (Bbb), formazione nata nel 2019 a difesa degli interessi degli agricoltori olandesi, nella notte elettorale si dichiarò immediatamente aperto alla cooperazione con l'estrema destra.

Superato lo stallo degli ultimi mesi, nessuno vuole ora premere eccessivamente sulla questione premier, Wilders per primo. Dopo la maratona negoziale di ieri, il leader del PVV aveva detto che sarebbe comunque un "giorno storico" se il suo Partito della Libertà prendesse parte per la prima volta a un governo olandese. Soprannominato il "Trump olandese", Wilders ha ammorbidito numerose sue posizioni politiche, sebbene il suo manifesto elettorale chiedeva ancora di vietare il Corano e le moschee in tutto il Paese. Dopo aver ottenuto una vittoria elettorale sorprendente, era pronto per diventare il leader dell'esecutivo, ma il suo nome resta divisivo: almeno uno dei partner della sua coalizione ha minacciato di far saltare l'accordo. "Non dimenticate: un giorno diventerò primo ministro dei Paesi Bassi. Con il sostegno di ancora più olandesi", dichiarò Wilders dopo essersi fatto da parte con renitenza. "Se non domani, almeno dopodomani. Perchè le voci di milioni di olandesi verranno ascoltate!" I colloqui di coalizione sono stati molto feroci e contrastati.

A febbraio, il capo dell'NSC Pieter Omtzigt si era improvvisamente ritirato dai colloqui, apparentemente a causa di "disaccordi sulle finanze pubbliche", ma anche per le preoccupazioni espresse più volte riguardo alle politiche più estreme di Wilders.

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