Per oltre trent’anni l’ayatollah Ali Khamenei ha coltivato un’immagine pubblica di sobrietà religiosa, coerente con la retorica rivoluzionaria della Repubblica islamica. Questa realtà non ha impedito al leader supremo di accumulare quella che si stima essere una vasta fortuna privata e familiare compresa tra 100 e 200 miliardi di dollari. Diverse inchieste della stampa internazionale hanno descritto l’esistenza di un sistema economico opaco e vastissimo che ruotava attorno alla sua figura e alle fondazioni religiose sotto la sua influenza.
Il fulcro di questo apparato è il conglomerato noto come Execution of Imam Khomeini’s Order (EIKO), o Setad, nato alla fine degli anni Ottanta per amministrare proprietà confiscate dopo la rivoluzione del 1979. Secondo una lunga indagine pubblicata da Reuters, questa struttura controllerebbe asset per circa 95 miliardi di dollari, con partecipazioni che attraversano gran parte dell’economia iraniana, dalla finanza al settore farmaceutico, fino alle telecomunicazioni e al real estate.
Secondo diverse valutazioni effettuate nel corso degli anni, fondi legati a Khamenei sarebbero stati depositati in conti bancari in Venezuela, Emirati Arabi Uniti, Siria, Francia, Gran Bretagna e diversi paesi africani. Gran parte di questa ricchezza sarebbe stata accumulata tramite entità controllate dallo Stato. A titolo di paragone, si stima che il patrimonio familiare del defunto leader sia più del doppio delle esportazioni totali di petrolio dell'Iran nel 2025.
Di fatto, si tratta di una rete economica capace di rafforzare e sostenere il potere politico dell’ayatollah senza passare dai normali canali istituzionali. Secondo diverse ricostruzioni, l’insieme di queste attività economiche ha creato nel tempo una struttura finanziaria le cui risorse possono rivaleggiare con quelle detenute dall’ultimo scià iraniano prima della rivoluzione del 1979.
Il conglomerato Setad e l’impero economico sotto la guida suprema
Quando fu istituito nel 1989, il Setad aveva un compito apparentemente limitato: gestire i beni confiscati a esponenti del regime dello scià o a cittadini considerati fuggiti dal Paese durante gli anni turbolenti della rivoluzione. Nelle intenzioni originarie, si trattava di una struttura temporanea destinata a redistribuire queste proprietà a fini sociali. Nel corso dei decenni, però, l’organizzazione si è trasformata in una delle più potenti holding economiche dell’Iran.
L’inchiesta di Reuters, pubblicata dopo sei mesi di indagini e l’analisi di centinaia di documenti societari e registri immobiliari, descrive Setad come un conglomerato con partecipazioni diffuse in settori chiave dell’economia nazionale. Attraverso una rete di società controllate e fondi di investimento, l’organizzazione avrebbe costruito un portafoglio di imprese. Il valore stimato rende Setad uno dei centri economici più influenti del Paese.
Ciò che distingue questa struttura da altri conglomerati iraniani è il fatto che risponde direttamente all’ufficio della Guida Suprema. Questa posizione le garantisce una forma di autonomia quasi totale rispetto al governo e al parlamento, rendendola di fatto una potenza economica parallela alle istituzioni ufficiali della Repubblica islamica.
Parte dei profitti del conglomerato, secondo varie ricostruzioni citate anche dal Daily Telegraph, viene utilizzata per finanziare l’apparato amministrativo e il complesso noto come Beit Rahbari, la “Casa della guida”, dove lavorano centinaia di funzionari e collaboratori.
Il sistema delle confische e l’accumulo di proprietà
Una parte rilevante del patrimonio gestito da Setad deriva dal meccanismo delle confische, uno degli aspetti più controversi dell’intero sistema. Secondo quanto ricostruito, l’organizzazione ha acquisito negli anni migliaia di proprietà immobiliari attraverso decisioni dei tribunali rivoluzionari, che dichiaravano alcuni beni “abbandonati” o appartenenti a individui accusati di ostilità verso la Repubblica islamica.
Tra i casi citati nelle inchieste figurano immobili appartenenti a membri della minoranza bahá’í, imprenditori emigrati all’estero o famiglie accusate di aver lasciato inutilizzate le proprie proprietà. Una volta confiscati, questi beni venivano trasferiti a Setad, che poteva venderli, affittarli o integrarli nel proprio portafoglio immobiliare.
Il sistema ha permesso nel tempo la creazione di un enorme patrimonio immobiliare distribuito in diverse città iraniane. Critici e organizzazioni per i diritti umani sostengono che molte di queste confische siano avvenute attraverso procedimenti legali controversi o poco trasparenti. Le autorità iraniane respingono però queste accuse e hanno sempre sostenuto che le attività dell’organizzazione servissero principalmente a finanziare progetti sociali e iniziative economiche nelle regioni più povere del Paese.
Nell'ultimo decennio, in particolare dopo le proteste del 2022, alcuni resoconti hanno suggerito che gli investimenti legati alla famiglia si siano spostati sempre più all'estero. I fondi sarebbero stati trasferiti tramite intermediari e società fittizie fondate da sostenitori del regime residenti all'estero, con Liechtenstein e la Svizzera come destinazioni di parte del capitale.
La residenza e il complesso Beit Rahbari
Oltre al patrimonio economico gestito indirettamente attraverso Setad, la figura di Khamenei è sempre stata legata anche a un complesso residenziale e amministrativo nel cuore di Teheran. Dopo la sua nomina nel 1989, Khamenei si trasferì in una casa nel centro della capitale iraniana, in Palestine Street, attorno alla quale nel tempo è cresciuto un vero e proprio compound istituzionale noto come Beit Rahbari, o “Casa della guida”.
Secondo diverse ricostruzioni, il complesso comprende circa cinquanta edifici tra uffici, residenze e strutture di sicurezza, e impiega centinaia di funzionari e collaboratori legati all’apparato politico e militare della Repubblica islamica. Il compound ospita anche il quartier generale ufficiale della guida suprema, da cui vengono coordinati molti dei principali centri di potere del Paese. Questa struttura, nota come House of Leadership, ha funzionato per decenni come centro amministrativo e politico dell’autorità religiosa e statale di Khamenei.
Nelle scorse ore, le immagini
satellitari diffuse dai media internazionali hanno mostrato gravi danni al complesso durante l’attacco aereo su Teheran, evidenziando l’estensione dell’area che ospitava residenza, uffici e strutture operative della guida suprema.