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Trump insedia il suo "falco" alla Fed

A Powell succederà Warsh, il finanziere sposato con l’erede del colosso Estée Lauder

Trump insedia il suo "falco" alla Fed
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«Sono lieto di annunciare che nominerò Kevin Warsh presidente del consiglio dei governatori della Federal Reserve». Ieri mattina Donald Trump sul social Truth ha tolto così il velo al nome del successore di Jerome Powell il cui mandato scade a metà maggio e che potrebbe restare nel consiglio. Poi ha snocciolato il curriculum del «più giovane governatore della Fed di sempre» e ha infine chiosato: «Conosco Kevin da tempo e non ho dubbi che diventerà uno dei grandi presidenti Fed, forse il migliore».
Warsh si prepara a guidare la banca centrale americana da oltre un decennio.
Era, infatti, uno dei finalisti in corsa per prendere la guida dell’istituzione nel 2017 ma Trump alla fine scelse Powell definendolo, all’epoca, «forte e intelligente» e con «la capacità, la saggezza e la leadership per guidare la nostra economia nelle prossime sfide». Opinione cambiata radicalmente negli ultimi mesi con una guerra dichiarata all’ex preferito Jay diventato «mister too late» (il signor Troppo Tardi; ndr).
Per essere effettiva, però, la nomina di Warsh deve essere confermata dal Senato, con una maggioranza repubblicana. Un processo che è complicato dall’indagine sulla banca centrale del Dipartimento di Giustizia. Alcuni senatori hanno già affermato che si opporranno alla nomina fino alla conclusione dell’inchiesta.
Ma chi è Warsh e come potrebbe diventare la Fednuo? Classe 1970, sposato con Jane Lauder (nipote del magnate dei cosmetici Estée Lauder e figlia di Ronald Lauder, importante finanziatore del Partito Repubblicano ed ex compagno di classe di Trump), vanta una lunga carriera in Morgan Stanley dove ha scalato i vertici aziendali occupandosi di fusioni e acquisizioni durante il boom degli anni Novanta.
Nel 2002 è passato al governo, ricoprendo il ruolo di consigliere economico del presidente George W. Bush presso il National Economic Council. Poi è entrato a far parte della banca centrale nel 2006 e ha ricoperto la carica di membro del Consiglio fino al 2011 svolgendo ruoli cruciali dietro le quinte nel salvataggio di Wall Street da parte di Washington durante la crisi del 2008. Si è guadagnato la reputazione di «falco» dell’inflazione perché ha trascorso anni ad avvertire che una politica monetaria accomodante avrebbe alimentato l’aumento dei prezzi. Più di recente, ha affermato che la Fed dovrebbe tagliare i tassi più rapidamente. Ha posto al centro della sua candidatura una drastica riorganizzazione del portafoglio della banca centrale (6.600 miliardi di dollari) che a suo dire è troppo ampio e dovrebbe essere parte di un nuovo accordo con il Tesoro.
Di certo, Warsh dovrà gestire le aspettative di Trump e gestire eventuali compromessi derivanti dagli aumenti dei prezzi legati ai dazi nonché rispondere all’ascesa delle valute digitali che potrebbero sconvolgere il settore bancario.
Il suo approccio è: «Articoliamo gli obiettivi nel modo più chiaro possibile, e poi troviamo il percorso migliore per avvicinarci il più possibile». In ogni caso, i metalli - ricercati come bene rifugio nei momenti di incertezza - hanno interrotto bruscamente il rally degli ultimi giorni.
L’oro, che viaggiava verso i 5.600 dollari, ha perso il 7,3% è sceso sotto quota 5.000 a 4.983 dollari l’oncia. L’argento ha lasciato quota 100 dollari portandosi a 94,9 dollari (-17%).
Nel 2010, quando era ancora governatore della Fed e alcuni repubblicani si dichiaravano scontenti del fatto che i bassi tassi di interesse aiutassero l’amministrazione Obama a finanziare deficit più ampi, Warsh dedicò un intero discorso all’argomento, intitolato «Un’ode all’indipendenza». Di recente, si è detto convinto che i leader della Fed abbiano sfruttato proprio l’indipendenza come alibi per i propri errori politici e che «i banchieri centrali non dovrebbero essere principi viziati».

Insomma, Warsh promette una Fed più umile e responsabile. Un impegno nobile, che però sarà credibile solo se il primo atto non sarà dimostrare quanto sia facile diventare principe proprio mentre si predica l’abolizione della monarchia.

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