Qualcuno già temeva che non si sarebbe arrivati ai negoziati tra Iran e Stati Uniti previsti venerdì a Istanbul. Ma la Casa Bianca ha tranquillizzato: «I colloqui in programma questa settimana con l'Iran sono confermati», nonostante il caso forte di ieri e nonostante Teheran voglia che vengano spostati in Oman. Prima della diplomazia è infatti arrivato un drone iraniano a irritare gli umori della trattativa che ha l'obiettivo di limitare il programma nucleare e missilistico iraniano per scongiurare l'ennesimo conflitto in Medioriente, dopo della guerra dei 12 giorni di giugno scorso in cui Donald Trump si è unito al conflitto anti-nucleare di Benjamin Netanyahu contro la Repubblica islamica. Il rischio di raid americani sull'Iran resta sul tavolo. Come la quasi certa eventuale risposta del regime degli ayatollah, con Israele primo obiettivo. Perciò il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha abbattuto immediatamente il drone perché - spiega la Casa Bianca - era senza pilota e si stava comportando in modo aggressivo nei confronti della nostra USS Lincoln (nella foto)». La portaerei è un simbolo dopo che, partita dal Mar Cinese, ha fatto da apripista in Medioriente alla mega-flotta navale spedita da Trump nella regione per avvisare il regime di Teheran che «o si trova un accordo o gli Stati Uniti attaccheranno l'Iran», specie dopo la barbara repressione dei civili nelle proteste anti-regime.
«La Uss Abraham Lincoln stava attraversando il Mar Arabico a circa 800 chilometri dalla costa meridionale dell'Iran quando un drone iraniano Shahed-139 ha manovrato inutilmente verso la nave - ha dichiarato il portavoce del Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), il capitano Tim Hawkins - Il drone iraniano ha continuato a volare verso la nave nonostante le misure di de-escalation adottate dalle forze statunitensi che operano in acque internazionali». È stato un caccia F-35C a intervenire in maniera risolutiva «per autodifesa, al fine di proteggere la nave e il suo equipaggio». Nessun militare statunitense è rimasto ferito e nessun equipaggiamento è stato danneggiato. Per Teheran il drone era «in missione di sorveglianza in acque internazionali». Eppure ieri motovedette iraniane armate hanno tentato di fermare una petroliera battente bandiera statunitense nello Stretto di Hormuz.«Le continue molestie e minacce iraniane nelle acque internazionali e nello spazio aereo non saranno tollerate. L'aggressione inutile dell'Iran nei pressi delle forze statunitensi, dei partner regionali e delle navi commerciali aumenta i rischi di collisione, errori di calcolo e destabilizzazione regionale», ha dichiarato Hawkins.
Il drone è arrivato mentre l'inviato di Trump, Steve Witkoff era in Israele proprio per discutere, oltre che di Gaza, soprattutto del dossier Iran in vista della trattativa annunciata venerdì a Instanbul. Al fianco del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu c'erano il capo di Stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane, il generale Eyal Zamir, il direttore del Mossad David Barnea e il capo dell'intelligence militare, il generale Shlomi Binder. Durante l'incontro a Gerusalemme, Netanyahu, in vista dell'incontro tra Washington e Teheran previsto per questa settimana, ha dichiarato a Witkoff che «non ci si può fidare dell'Iran».
«Prima del viaggio dell'inviato Witkoff per incontrare un rappresentante iraniano - ha riferito in una nota l'ufficio di Netanyahu - il primo ministro ha chiarito la sua posizione secondo cui l'Iran ha dimostrato più e più volte che non ci si può fidare delle sue promesse».